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Piante minori e funghi
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
In giro per i monti o per le valli è possibile trovare le seguenti piante minori:
- la fragola di bosco (fragaria vesca), più piccola di quella coltivata ma molto più dolce e saporita, che deriva il suo nome dal latino fragare, che vuol dire odorare. Distillando il frutto si ricava un liquido acquoso che corrobora lo stomaco, spurga il petto e rinfresca il sangue. La sua radice è utilissima nella cura delle malattie del fegato. 
- L'asparago, che ha virtù diuretiche e che è molto ricercato. 
- La cicoria dei campi, da non confondere con quella che cresce sulle rocce e tra i sassi dei monti che è velenosa, è un alimento sanissimo. 
- Il rovo, nelle sue varietà Idaeus (lampone) e Fruticosus (more), che veniva piantato sui campi per far delle siepi difficili da superare. Attualmente con i frutti si fa una gustosissima marmellata ed uno sciroppo giovevole alle malattie della gola ed alle infiammazioni della bocca. Le sue foglie, pestate ed applicate sulle vecchie piaghe le disseccano e le guariscono. 
- Il papavero rosso che diffonde un odore narcotico. I fiori prima di aprirsi, sono espettoranti, dolcificanti, diaforetici e un po' sonniferi. infusione sono utili per le tossi ostinate e convulsive. 
- La malva selvatica, che contiene in ogni sua parte una mucillagine viscosa, dolce e nutriente. Gli antichi mangiavano le sue foglie come gli spinaci. E' emolliente e lubrificante, calma i dolori e guarisce le coliche addominali. 
- La viola, che in primavera emette un delizioso profumo e che ha proprietà medicamentose. Le radici sono diuretiche e purgative; le foglie emollienti; i fiori rinfrescanti. Con lo sciroppo dei fiori si curano le malattie del petto. 
- La salvia che, nelle sue varietà officinalis e sclarea, è un'erba altamente medicinale. Essa è tonica, cordiale, stomatica e starnutatoria. Fumata a mo' di tabacco libera il cervello come una droga. Si prende in infusione come il tè. Il suo succo guarisce le ulcere. I suoi fiori infusi a freddo nel vino gli danno un sapore di moscato. 
- La genziana che è una pianta le cui radici sono amarissime e perciò utilissime nelle febbri, contro vermi, per tonificare lo stomaco e nelle diarree. Nelle nostre montagne era tanto abbondante che nel secolo scorso il Comune dovette regolarne la raccolta sottoponendola ad un'autorizzazione apposita. Un pezzo di carne immerso in una forte decozione di genziana si conserva fresco per più di due mesi. 
- L'ortica, che è utilissima agli animali. Somministrata alle vacche, fa aumentare il latte. Il seme maturo dato alle galline fa far loro le uova più presto, a causa di un surriscaldamento intestinale. Il sugo dell'ortica, depurato, arresta l'emorragia nasale e lo sputo del sangue. 
- Il cardo che, nelle sue varietà canum (napoloso), arvense (scardaccione), eriophorum (scardaccio) e vulgare (asinino), è mangiato da cavalli, vacche e asini. I suoi fiori coagulano il latte. I giovani germogli e le radici sono commestibili e nutrienti. 
- L'edera, che quando è giovane striscia sul terreno e nell'età adulta si arrampica sui muri e sugli alberi. Dai vecchi arbusti dell'edera, sia naturalmente sia per incisione, scola una resina secca, rosso scura e lucida, che introdotta nel cavo di un dente guasto, ne calma il dolore. Le foglie decotte distruggono i pidocchi e scuriscono i capelli. La radice, ridotta in polvere, anticamente veniva utilizzata contro la Tenia. 
- Il vischio, parassita di querce, peri, meli e tigli, che è ricercatissimo da tordi e tordele. E' ricercato, come l'agrifoglio, nel periodo natalizio, sulla scia di una antica usanza dei Druidi che lo distribuivano all'inizio di ogni anno solare. 
- La ginestra, che ha i fiori con virtù purgative e diuretiche. I suoi gambi, macerati nell'acqua, vengono utilizzati come laccioli nelle vigne. 
- L'agrifoglio, che viene adoperato, per decorazioni e per la sua bellezza, nel periodo natalizio. 
 
Notevolissime appaiono certe fioriture stagionali di narciso, giaggiolo, ciclamino, margherita, centaurea, silene, saponaria, veronica, ofride, mortagone, anemone, ranuncolo e vitalba.  E' possibile anche rintracciare la cicuta (Conium maculatum), l'uva spina (Ribes Grosularia), la belladonna (Atropa Belladonna), la mentuccia (Calamitha Parviflora), il pungitopo (Ruscus Acullatus), la linaria, la carlina, la stellina e la dentaria. Nei luoghi più umidi ed ombreggiati crescono felci, equiseti e muschi, e sulle pendici meglio esposte al calore dei raggi solari si abbarbicano piante mediterranee come il bosso, il ligustro, il pistacchio e la fillirea.  Poche flore hanno tante entità in cosi poco spazio. 
  
 

I funghi 
Quanto ai funghi la nostra zona, nonostante non sia molto ricca, conta molti appassionati. Gia in primavera, alla ricerca dei gustosissimi prugnoli, o dei primi prataioli, i più esperti fanno una capatina in luoghi a loro ben noti per un primo assaggio e per far previsioni sull'andamento dell'annata, che nell'autunno ha la sua massima e tipica stagione funghereccia. Con l'estate inizia la fruttificazione della maggior parte dei funghi che nascono nella zona. Da settembre, che è il mese migliore dal punto di vista della quantità, a tutto novembre la montagna, specie se la stagione è propizia, è percorsa in lungo ed in largo da piccole comitive di entusiasti fungaroli sempre pronti a dichiarare falsi i funghi raccolti dagli altri. 
 
L'opera di ricerca è considerata quasi un'arte dagli appassionati, con le sue regole e le sue astuzie. Essa - sentivo dire da un vecchio fungarolo - va fatta sin dalle prime ore di luce e possibilmente procedendo sempre dal basso verso l'alto. A seconda delle condizioni meteorologiche si può scegliere la località dove cercare: se la giornata è calda, scegliere le zone "a pacina"; se fa freddo o se c'e nell'aria molta umidità, battere le zone assolate ed aperte; se invece il tempo è secco e tira vento, è consigliabile cercare nel fondo valle. Comunque, i giorni preferiti sono quelli feriali e successivi alle piogge non temporalesche e di lunga durata. 
 
Le condizioni migliori per la crescita dei funghi, infatti, sono date dall'umidità trasmessa al terreno da due o tre giorni di pioggia e dal calore irradiato da altrettante giornate di sole. Molta attenzione va fatta alla striscia di terreno limitrofa ai tratturi e ai boschi. Poiché i funghi tendono verso l'acqua e l'umidità, come le piante verso il sole e l'aria, quando si cerca nei boschetti di pianura è meglio procedere, se è possibile, dentro i fossi o con le spalle ad essi. I prati ridotti a pascolo sono sempre i più ricchi. Una buona regola è quella di ricordarsi "le poste" aiutandosi con ben individuati riferimenti naturali (sassi, alberi, sentieri, spiazzi...). 
 
I funghi nascono prevalentemente negli stessi luoghi. Per la raccolta è consigliabile avventurarsi sempre con almeno un compagno, un bastone, un coltello, il siero antivipera, l'occorrente per uno spuntino a base di cibi energetici, un recipiente arieggiato e rigido (le buste di plastica afflosciano e comprimono i funghi). Questi, dopo essere stati estirpati vanno riposti con il gambo in alto. 
I principali e più saporiti funghi mangerecci rinvenibili nel territorio di Pereto sono: 
- l'Agarico montano, che cresce nei prati e negli spiazzi di montagna da maggio ad ottobre; 
- la Bubbola buona, che cresce nei prati da maggio ad ottobre;
- il Ceppatello, appartenente alla famiglia dei porcini, nelle due varietà moro e reticolato, che cresce da maggio in poi; 
- la Colombina maggiore, che cresce sia in montagna sia in pianura da giugno ad ottobre; 
- la Colombina grigia, che cresce in montagna da luglio ad ottobre;
- la Colombina eterofilla, che cresce in montagna da luglio ad ottobre; 
- la Colombina integra, che cresce in montagna da luglio ad ottobre. 
Questi ultimi quattro funghi appartengono al genere Russule, che è l'unico per il quale esiste una prova empirica per determinarne le specie tossiche. Basta masticare una piccola parte comprendente lamelle e carne del fungo. Se interviene un certo pizzicore in bocca allora si e in presenza di una specie tossica altrimenti no. 
- Le Famigliole, sia quelle di faggio, sia quelle gialle, che crescono tra luglio ed ottobre;
- il Gallinaccio, che cresce a gruppi numerosi da maggio a novembre; 
- l'Higroforo dei poeti, che cresce in autunno nei boschi di faggio;
- l'Imbuto, che cresce ovunque in estate ed in autunno; 
- la Manina dorata, che cresce da agosto ad ottobre in montagna; 
- la Moretta, che cresce da settembre a novembre nelle pinete;
- l'Ombrellone, che cresce nei prati, nelle radure e ai margini del bosco normalmente da agosto ad ottobre; 
- il Pinarello, che cresce sotto i pini da maggio ad ottobre;
- il Porcinello grigio, che cresce da giugno ad ottobre in montagna; 
- il Porcino, che cresce in agosto e settembre in montagna e che è alquanto raro; 
- il Prataiolo, nelle sue varie specie che cresce un po' dovunque da maggio a novembre; 
- il Prugnolo, sia bastardo sia maggiolino grigio, che cresce da aprile a novembre in montagna, nelle radure dei boschi, tra i rovi, nei prati e ai margini dei campi; 
- il Tricoloma, sia portentoso sia argenteo, che cresce da settembre a dicembre nei boschi. 
 
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