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38 Rinviamo alla nostra Appendice Il per la descrizione e la discussione critica sui dipinti, con relative illustrazioni [141-144]. Il ciclo sembra condotto a più mani e in epoche diverse. Generiche sono le indicazioni fornite dai citati Giamberadini, cc. 53v, 55r e Basilici, pp. 31-32.
 
39. Solo la tradizione (ad esempio Giuliani, cit., p. 36 e Sonsini, pp. 52-53) identifica quello moderno (che ha dato il nome all'altare della cappella fino al 1724) con quello donato da papa Bonifacio IV, il più antico, se c'era, è perduto.
 
40 MASTRV - JACOBV - PINT[0]RE - DE ARSVI-1 - PENZIT. Sosteniamo Bertini Calosso 1920, p. 204 (che trascrive PINZIT) e Calvani pp. 13-16, mentre Balzano, p. 105 diceva de Carsuli, e brevemente accennando agli affreschi, E datava al Trecento o alla fine del Duecento. Per questo ed altri interventi del pittore rinviamo alla nostra Appendice III, con relativo corredo illustrativo [145-148].
 
41 Non convince l'ipotesi formulata da Basilici, p. 36 (e sostenuta da Balla 1986, pp. 98-99) circa la parziale rovina delle strutture a causa del terremoto del 1456, perché è strano che i danni si limitassero alla sola aula quadrata. Costantini, p. 283 citava solo Carsoli, mentre il sisma toccò la Canipania, la Basilicata, il Molise e l'Abruzzo meridionale (v. Figliuolo 1985, specie pp. 774-775, 787 e Idem 1988-1989; Magri, Molin; Calalogo dei forti terremoti .... pp. 229-233, con bibliografia a pp. 630-636); una cronachistica poco documentata confondeva anche i dati con quelli di altri terremoti, specie quello aquilano del 1461.
 
42 Il primo a parlarne fu Mazzolari 17851 p. 23.
 
43 In un angolo in basso vi è la zampa piegata del quadrupede e parte della didascalia esplicativa che inizia con QUANNO GIONSE L[ ... ], integrata ove possibile da Basilici, p. 35. La congiunzione temporale in apertura era usata nel Quattrocento nelle cronache e nelle storie per indicare il contenuto dei capitoli, v. P. D'Achille 1987, p. 174 e più in genere Idem 1992/1997, p. 236.
 
44 Reggeva allora A feudo d'Abruzzo Lorenzo, seguito da Filippo, mentre era al governo del santuario Pietro Colonna Pamphili, figlio del gran contestabile del Regno Filippo Il (l'ultimo cognome originava dalla nonna Olimpia, pronipote di Innocenzo X, sposa in seconde nozze di Filippo Colonna, v. Lugini, p. 314). Egli subentrava a Girolamo Colonna, che nel 1754 aveva affidato il santuario, riservandosene il diretto dominio, alle cure dei pp. Minori Osservanti della provincia romana, ma la convenzione fu stipulata solo nel 1762, v. Maccafani, San Silvestro, c. 27r e Giuseppe da Nemi 1841, pp. 36-38; in sintesi, v. Basilici, p. 41. 1 Colonna sborsarono 7.000 ducati, uniti alle elemosine raggranellate dai fedeli (v. Giuseppe da Nemi 1841, p. 62; Sonsini, pp. 80-82; forse più esatto è il citato Viaggio istorico..., pp. 52, 56, che indica circa 8.000 scudi spesi per la chiesa e il nuovo appartamento dei frati, un quartino di quattro amere). Al rito di consacrazione nel 1781 presenziò H fratello del defunto rettore Marcantonio Colonna, cardinale vicario di Roma e protomaggiordomo di Benedetto XIV (Basilici, pp. 42-43). Era intanto fallito il progetto di riattare la vicina chiesa e il convento di S. Silvestro (v. oltre nel testo), uniti per le comuni deboli rendite al santuario dal 1533, quando i Colonna ne tolsero lo iuspatronato a Giovati Eustachio Maccafani, un membro della nobile famiglia di Pereto che da metà Quattrocento lo aveva in gestione; il titolo fu concesso allora, con brevi incarichi, a cappellani di fiducia dei Colonna.
 
45 La gente prestò la forza lavoro, mentre per il progetto fu dato un semplice regalo di due soli zecchini (v, la lettera inedita di Antonio jacomi del 18 ottobre 1773, spcdita da Tagliacozzo a Lorenzo Colonna, oggi nell'Archivio Colonna 11, CS 5 trasferito da Rorna nella biblioteca di S. Scolastica Subiaco). Dal libro dei morti della parrocchiale di S. Giorgio a pereto (3 luglio 1779, c. 9) sappiamo che il Fontana era nato ad Avezzano nel 1715 (la tradizione letteraria del santuario precisa vi fosse anche domiciliato); fu poi accolto nell'innesso convento, ove inorì prima della conclusione dei lavori, e vi fu sepolto senza l'onore di una lapide v. Basilici, pp. 93-96. A lui attribuianio anche la ricostruita parrocchiale del SS. Salvatorea Oricola, che reca inciso sull'architrave del portale maggiore l'anno 1773, opera dubitativamente assegnata da Laurenti, p. 97, secondo la tradizione, a domenico Fontana, vissuto però due secoli prima.
 
46 Non risulta tra i Fontana "romani" attivi anche per i Colonna, v. In Urbe architettus pp. 368-376.
 
47 Era forse legato a un altro Francesco, capo di lavoranti inclini a un ragionevole e semplificato neocinquecentismo alla toscana, lontano dai tardivi estri barocchi (v. Benedetti, pp. 285, 293, 302-303; Spagnesi, pp. 508-510; sono interessanti le indicazioni fornite nel citato Via istorico.., p. 52). Il rimaneggiamento o la ricostruzione di chiese conventuali gestite in epoca tarda da Francescani è fenomeno tipico del Settecento abruzzese, e si limita in genere alla riqualificazione degli interni, manomessi da successivi restauri, mentre veniva solitamente rispettato l'esterno, cfr. Villetti 1982/1984, pp. 242-243 e Bartolini Salimbeni 1993, pp. 157-163.
 
48 il testo fu compilato a inizio del ili secolo o nel VI, ed è il primo tra i vangeli spuri (così definito dal Concilio di Trento) concernente la natività della Vergine e l'infanzia di Gesù, utilizzato dalla Chiesa nella predicazione e nell'iconografia per gli estesi dettagli narrativi. Ne circolavano numerosi rifacimenti in volgare, come il vangelo dello Pseudo-Matreo (secc. VII-VIII) e il Libro della nascita della Beata Vergine (prima metà del IX secolo), riassuntivi dei suoi primi undici capitoli, che si credeva fossero stati tradotti dall'aramaico in latino da s. Girolamo, v. Craveri, pp. 5-7, 63~65,216 e Peretto.
 
49 Estraiarno dal testo del profeta Isaia 11, 1: et, egrediturgr  virga de radice Jesse et flos de radice eius ascendet con riferimento tipologico al rapporto spirituale di filiazione con il Messia, garantendo il passaggio dalla generazione umana a quella spirituale (Guerrau-jalabert, pp. 153-155, 159-162). Fondamentali sono i contributi di Lepicier, pp. 6-14; Fournée 1957, pp. 47-48; Levi d'Ancona 1957, pp. 46-50; E. Marino, pp. 9-10,115, 150; Lapostolle. Per i più -antichi e noti riscontri íconografici, v. Watsoti, con selezione da codici rniniari, da vetrate (in particolare quella molto restaurata della cappella oricritale della Vergine in St. Denisa Parigi, su programma dell'abate Suger), da dipinti e bassorilievi (v. il secondo pilastro della facciata del duomo di Orvieto, realizzato nel primo trentennio del Trecento). Per un repertorio completo dei re d'Israele, v. l'Horius (ovvero paradiso, giardino spirituale cpnclusus) Deliciarum (dall'ebraico Eden), testo elaborato tra il 1168 e il 1178 dalla badessa Herrad von Landsberg per le consorelle del monastero alsaziano di St. Odil, compendio largamente sfruttato in epoche successive, v. l'edizione a cura di R. Green, fig. 120 e did. 100. Per un caso pressoché coevo al nostro, del 1497, v. la tavola di Matteo di Gualdo, oggi custodita nel Museo civico di Gualdo Tadino, cfr. De Vecchi [251.
 
50 La sottile distinzione è di Guerrau-jalabert, p. 150.
 
51 In esso sono citati quarantadue anelli intermedi tra Abramo e Gesù. Il passo parallelo di Luca (3, 23-28) segue una linea ascendente e raggiunge Adamo, v. Bizzocchi, pp. 120-122.
 
52 Le scritte relative contraggono AUTEM e il verbo GENUIT. Non è facile leggerle, per la posizione elevata in cui si trovano e per la caduta di alcune lettere date a secco; alcune non furono completate, altre sono piene di errori, ma integrabili con facilità dai passi del citato vangelo, il cui testo riferiamo tra parentesi quadre in minuscolo; spesso è impropria la distinzione tra le parole. Trascriviamo su questo lato dai vv. 1-4: [Liber generationis lesu Christij/FILII DAVIT, [Abrahaml/AT GN; ISA-AC 1SAAC AT/GN; IACOB IACOB AT/GN; IUDA ET FRATER (fratres) EI(US) / IUDA ET FRATER (fratres) EIUS; [Phares et Zara]; [Phares autem genuit Esrom]; [Esrom autem genuit Aram]; [Aram autenigenuitAminadab]; [AminadabautemgcnuitNaasson]; [NaassonautcmgcnuitSalmon].
 
53 Doveva comprendere la serie da Salmon a loram, descritta nei vv. 5-8a; in realtà conteggiava undici personaggi, quasi tutti re.
 
54 Leggiamo dai vv. 9-12: IORAM/GN [Ozias] AUT GN; IOTHAN IOTHAN/AT GN;[ ... ] [Agaz?]/ [Ezcchiam]; EZECHIA/AT GN,- MANA(SSE)M/AT GN; AMO(N)/AT GN;
IOSI/AM IOSIAS/AT GN; IECONIAM E(T) FR(AT)R(E)S EIUS/ET POST
TR(ANSM)I(GRATIONEM) BABILONIS IECONIAS ICONI/AS; ET POST
TRIBOLATIONE (sic) BABILONI SALAITEL GN [ ... ] (fino a Zerobabele).
 
55 Trascriviamo dai vv. 13-16: ZOROBABEL GN/; ABUSO [Abiud] AT/GN; ELIACHIM EL1A-CHIM AT GN- AZOR AZOR AT/GN- SADOC SADOC AT/GN; ACHIM ACHI(n/ATGN; EL[IUTI E~LIUT/ AUTE GN; MH/(AN) IACOB AT/GN; IOSE(PH) VIR(IJ/ [Mariae]. Nel brano di Luca il padre di Giuseppe è Heli, per cui gli studiosi hanno cercato una difficile conciliazione, v, Bizzocchi, pp. 123-125,148-149.
 
56 Analogo soggetto è ripreso nel timpano dell'arco interno del presbiterio [29], ove il vaso di terra cotta con igigli in fiore allude: al mistico horitise all'immacolata virtù di Maria.
 
57 Cfr. Stratton, p. 122. Per le origini, le diverse tipologie, i metodi e le relative forme di recitazione del rosario francescano, la cui origine risale forse al 1422, v. Bracaloni, in particolare pp. 258-275. Di Meglio, p. 177 ne precisa l'uso quale pratica interna alle comunità religiose o quale strumento penitenziale privato. Ricordiamo che tale preghiera extraliturgica si diffuse specie dopo l'istituzione della confraternita del Rosario, patrocinata a Colonia nel 1475 da Alano de Rupe con autorizzazione di Sisto IV, che era un francescano immaculista. Molte erano le forme combinatorie delle centocinquanta Aiv e dei dieci Pater, con le cinquanta meditazioni sui misteri dell'incarnazione e redenzione di Gesù, e con poche varianti di altro tema. Ciascuna serie facilitava la concentrazione lingua, sesso, classe sociale, condizione spirituale, ed era guida ed efficace talismano per ogni età per una buona morte (v. Winston), capace di suscitare virtù.
58 Cfr. Stratton, p. 17. Per la festa in suo onore, istituita nel 1389 da Urbano Vi che ne legittimò il culto, confermata con enciclica di Sisto IV nel 1475, e per gli inserti narrativi presenti nelle edizioni quattrocentesche della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze,v. CicriVia 1991, p. 21 e p. 26 nota 75.
 
59 Noti comprendiamo chi sia la donna seduta in preghiera presso la mangiatoia, una laica in abiti d epoca, forse una devota di rango.
 
60 Non comprendiamo dell'Ascensione di Gesù alla destra del Padre, ed è sostenuto da angeli che imitano le vittorie classiche in volo.
 
61 Rimanere illeso nella fossa dei leoni simboleggiava la Vergine non toccata dal peccato, v. Levi d'Ancona 1957, p. 47.
 
62 Cfr. in genere la predica attribuita a s. Agostino (oggi Pscudo-Agostino) conta Jeudos  Paganos el Arianos, largamente sfruttata nella sezione antisemita (v. Glass, pp. 216-217, con interessanti riscontri alle pp. 215, 223-226; utile anche Gay, pp. 361,363-364, con tavole alle pp.366-367).
 
63 Raynaud, p. 145. rosario francescano, la cui origine risale forse al 1422, v. Bracaloni, in particolare pp. 258-275. Di Meglio p. 177 ne precisa l'uso quale pratica interna alle cornunità religiose o quale strurnento peniteriziale privato. Ricordiamo che tale preghiera extraliturgica si diffuse specie dopo l'istituzione della confraternita del Rosario, patrocinata a Colonia nel 1475 da Alano de Rupe con autorizzazione di Sisto IV, che era un francescano irninaculista. Molte erano le forme combinatorie delle ceti tocinquan ta Ave e dei dieci Pater, con le, cinquanta meditazioni sui misteri dell'incarnazione e redenzione di Gesù, e con poche varianti di altro tema Ciascuna serie facilitava la concentrazione per ogni età lingua, sesso, classe sociale, condizione spirituale, ed era guida ed efficace talismano per una buona morte (v. Winston), capace di suscitare virtù. 
 
(64) Cfr. Stratton, pp. 28-29; per le anteriori tappe dogmatiche del suo festivo, v. E. Marino, nota 371 p. 148; per il suo ruolo in funzione di Maria, v. Levi d'Ancona 1957, p. 41, Borchert pp. 161-162 e Gallino, pp. 171-172, che evidenziano come la Conceptio s. Annae era onorata 18 dicembre, giorno poi scelto per l'Immacolata Concezione; il suo culto era associato anche ad altre festività mariane, specie quella dell'8 settembre. 
 
(65) Nei dipinti murali e nelle miniature di fine Quattrocento sono numerosi i frati con la corona in mano, v. Bracaloni, p. 261 nota 1; per la relativa gestualità, ivi pp. 268-269.
 
(66)  Dallaj, p. 242. 
 
(67)Levi d'Ancona 1957, pp. 43, 60 e nota 162 seleziona alcuni brani tratti dai rispettivi commentu alle Scritture. 
 
(68) SANCT/US IHO/VANNE/S EVANGELIST N/PRI/NCI/PIO/ERAT VER[BUMJ. 
 
(69) Per l'orientamento immaculista dei suoi scritti, v. Testa, pp. 178, 180. 
 
(70) Curiosi sono i giochi di inversione tra le lettere V e A. MISSA [U) S ETS ANGELUS GAHRIEL A DEO IN CIVITATE GVLILEE CVI NOMEN NAZARE AD VIRGINEM DISPONSATA VIRO CVI NOMEN ERAT IOSEPH DE DOMO DAVIT (Lc 1, 26). L'epigrafe, come la successiva, non segue l'andamento a curvc contr.apposte clel rotolo. 
 
(71) Riferiamo il testo liberamente integrato da Calvani, p. 32: IN DIEBUS ERODUM ECCE MAGI AB ORIENTE VENERUNT JEROSOLYMAM DICENTES UBI EST QUI NATUS ET REX IUDEORUM (Mt 2, 1-2). Le parole sono le stesse di quelle riassunte nel cartiglio di s. Luca nella volta della cappella di S. Scbastiano a Trevi. 
 
(72) SAN/CTU/S MA/RCUS/; nel libro seguono quattro righe non più leggibili. 
 
(73) SANCT/US AGU/STINU/S DOCT/OR DE/LA SA/NCTA/CHIESA/DE DIO SANCTPSSIMA]. 
 

(74) La scritta sottostante e frammentaria. 
 
(75) Cattabiani, pp. 142-143. 
 
(76) Il rito, secondo la consuetudine ebraica (Lc 2, 22-29), prevedeva due cerimonie: la circoncisione del figlio maschio, a segnare la sua appartenenza al popolo di Dio e la morte della carne (a relativa festa fu esaltata in particolare dalla teologia e dalla devozione orientali), e dopo quaranta giorni la purificazione della madre, ritenuta immonda per il parto (Lev 12, 1-8), modello di conversione per ogni fedele (v. Owen Hughes). Le due tortore simbolo di purezza, offerte per l'olocausto e il sacrificio espiatorio, erano tra gli animali presentati dalle classi più povere (Lev 12, 8; 14, 22)
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(77) Cfr. Vauchez 1968; Birahen, pp. 78-79; Marshall, cap. VI e p. 169. Vauchez 2000 ne indaga la diffusione del culto a fine Quattrocento. 
 
(78)L'inserto, esclusivamente devozionale, fu introdotto a meta Trecento dallo Pseudo-Bonaventura nelle Meditazioni sulla vita di Cristo. 
 
(79) Sonsini, p. 57 e Bontempi 1972, p. 14 (che ricalca l'anonimo F. R. nell'articolo apparso sul "Corriere d'Italia" del 21 agosto 1911, n. 230, p. 3) credevano fosse il Risorto, pensando forse al Figlio dell'Uomo descritto in Ap 1, 14, con i capelli simili a lana candida, come neve.
 

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