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Gli affreschi
Testi a cura della Prof.ssa Paola Nardecchia  maggiori info autore
 
 
  
 
Il ciclo figurato, oltre a concentrare l'attenzione sulla scena del Giudizio ([32, 35]; v. 5 3), sembra esaltare la divina maternità di Maria, senza per questo limitare sul piano dogmatico la priorità del mistero della redenzione operata da Cristo. Le scene affrescate, distribuite con ordine nell'aula quadrata e nel presbiterio interno, obbediscono ad un unico e sorvegliato programma, che solo in parte segue le festività del calendario liturgico, e attinge oltre al testi canonici a quelli liturgici e all'apocrifo Protovangelo di Giacomo, valorizzato specie nel tardo Quattrocento per sostenere le accese controversie dottrinali relative a Maria (48).
 
Da una parte infatti è esaltata la linea maschile e terrena dell'ascendenza di Cristo con i progenitori della casa di Jesse; dall'altra Maria, radice di quella stirpe dei re di Giuda in quanto creduta figlia della casa di Davide di cui Gesù è il fiore (49), è in scene che crediamo rinviino alla sua Immacolata Concezione.
Dapprima dunque la genealogia dinastica del Figlio di Dio, o meglio la sua generatio dal ceppo di Abramo (50) , che passa per Jesse, il suo ultimogenito Davide e i discendenti regali di Giuda, soddisfacendo la mentalità ebraica, che individuava nel passato le radici del presente. L'ininterrotta successione è infatti rappresentata nell'apice di ciascuna parete dell'aula in dieci clipei, contornati da racemi vegetali popolati dagli antenati a mezzo busto, corrispondenti ai personaggi elencati in gruppi di quattro versetti estratti dal primi sedici del capitolo inaugurale del vangelo di Matteo, il più letto nelle liturgie domenicali e nel tempo di Natale (51).
  
La serie inizia sulla parete est, quella con l'ingresso rivolto a Pereto; manca sul fianco sud, come la contigua decorazione parietale, per le intemperie causate dal guasto della finestra (53) corre sopra il Giudizio a ovest (54), e si conclude a nord con Giuseppe, sposo legale di Maria [27] (55). Le scene raffigurate sotto questo lato mostrano episodi noti anche agli illetterati. Anzitutto l'Annuncio di Gabriele alla Vergine(56), tappa essenziale della sua divina maternità, interrotta forse al cospetto del Padre e dei cherubini dalla Crocifissione del Figlio, tappa ultima della sua vicenda terrena. Seguono probabilmente dal florilegio delle Sette gioie (o allegrezze) di Maria, contemplate a quell'epoca dagli Osservanti nella recita del rosario, centrato ad esaltare la Vergine dispensatrice di grazie (57), la Visita ad Elisabetta che riconobbe  nell'utero della cugina la presenza dell'uomo-Dio (58), e la vicina Natività, o meglio l'Adorazione silenziosa del Figlio operata dalla Madre, sul proscenio della grotta sormontata dalla tettoia (59). Segue in forte scarto dimensionale, sullo sfondo, l'Annuncio al pastori, raggiunti da un angelo mentre vegliano nel giorno più corto dell'anno (lo facevano anche in quello più lungo); i Magi invece riconoscono in Gesù la doppia natura e nella Vergine la sua divina maternità.
  
Animano anche gli sguinci della finestra sul lato est [21], corrispondente alla prima serie dei progenitori sopra il clipeo che esalta l'agnello mistico (60), il profeta Daniele e s. Gioacchino, sposo di Anna madre di Maria, entrambi allusivi alla discendenza matrilincare di Gesù. E' noto infatti che sin dal Medioevo le profezie di Daniele erano associate all'albero di jesse (61) e sfruttate nel sermoni e nei drammi liturgici di Natale, confermando la serie dei re d'Israele fino al Messia, interrotta solo dallo straniero Erode (62).
Gioacchino rinvia invece all'anziana sposa Anna, che si fa terza rispetto la Vergine e Gesù nell'attiguo pannello dipinto da Petrus. Egli simboleggia la fede, come Giuseppe che nella Natività di Gesù resta in secondo piano bonario e riflessivo. Gioacchíno se ne sta inattivo, con le gambe accavallate (63) e le mollettiere scese per la prolungata attesa, nell'episodio della Nascita di Maria che orna la volta sinistra del presbiterio interno, ove la moglie e assistita da un angelo che le offre un giglio, e da tre fantesche, di cui una fa il bagno alla neonata nel bacile e un'altra scalda un panno al fuoco, dettaglio che conserva intatta la vivacità dei racconti apocrifi. 
  
Anzi la presenza di Anna, cui il calendario liturgico tributo dal 1481 una festa (64), attesta la preservazione di Maria dal peccato originale. Inoltre il rapporto tra le generazioni, l'albero di Jesse e l'Immacolata Concezione può essere spiegato nel nostro santuario in un contesto vicino alla spiritualità francescana. Forse lo stesso Minore nel riquadro affrescato da Petrus poteva concludere la recita del suo rosario (65) con la preghiera rivolta alla Vergine immacolata, fatta conoscere verso il 1483 dal Compendio devotissimo di Ubertino Busti (66). Il tema potrebbe essere anche corroborato nelle vele di crociera dai teologi della chiesa latina (67), seduti in coppia con evangelisti su nubi spumeggianti. A oriente ci sono Giovanni (68) e Gregorio Magno, con il piviale e la tiara pontificia; a sud Matteo e Ambrogio, senza i tradizionali flagelli da mano e pero tesa a impugnarli, figure indicate anche dalle scritte logore tracciate sui codici tenuti dai vicini angeli. 
  
Seguono a ovest Luca e Girolamo, con la consueta porpora cardinalizia (69), rafforzati l'uno dal toro con il cartiglio dell'annuncio a Maria (70), l'altro dal leone accovacciato, il cui filatterio allude all'onore tributato a Gesu dai Magi (71). Concludono la serie a nord Marco (72) e Agostino, che indossa il piviale scuro deifratres del suo ordine (73). Tra le scene della vita di Maria nella volta della scarsella interna elenchiamo a sinistra il Matrimonio con Giuseppe nel tempio di Gerusalemme alla presenza di un angelo, di due vescovi e forse dei pretendenti delusi (74), mentre il servo dello sposo tiene ancora la verga fiorita, segno della sottomissione del "giusto (75) alla volontà divina". Seguono sulla parete opposta inframezzati dall'Annuncio ispirato da Dio sull'arco del presbiterio la Presentazione di Gesù al tempio con il vecchio Simeone (76), e l'esaltazione di Maria regina tra quattro angeli sotto un baldacchino architravato, scena che l'epigrafe sottostante commenta come icona lauretana. 
  
Questa figura poteva anche correlarsi, temporepestis, con i santi dipinti sulla faccia interna dell'arco: Sebastiano, che supera indenne la prova della fede, e Rocco abbigliato secondo il costume dell'epoca, intento a mostrare il bubbone trasferito per decoro dall'inguine alla coscia, vivo e dunque segno di fiducioso abbandono in Dio e di certa protezione per coloro che ricorrevano a lui nella preghiera (77). La parete est dell'aula quadrata e organizzata invece in scene che tengono conto della porta e della finestra. Riordinandole cronologicamente sono: la Crocifissione, con la Maddalena che bacia i piedi sanguinanti di Gesù e il Compianto sul Cristo deposto, trattenuto nel sudario da Giuseppe d'Arimatea(78), con Gesù dagli occhi socchiusi, contornato da donne straziate dal dolore, goffe nei volti e disarticolate nelle braccia; infine c'e la Discesa dello Spirito Santo, con gli apostoli raccolti nel cenacolo con Maria, sovrastata dall'Eterno benedicente in un doppio alone di luce (79). Sul lato meridionale sono invece perdute altre scene, forse la Dormitio e l'Assunzione della Vergine, che erano spesso combinate alla sua Incoronazione in cielo per attestare il definitivo trionfo sul peccato e sulla morte. 
 
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