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Lo stemma di Pereto
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore


RELAZIONE DELL'ACCADEMICO DR. ENRICO BALLA, TENUTA IL 18 GIUGNO 2000 IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DELLO STEMMA E DEL GONFALONE DEL COMUNE DI PERETO

 
Prima di affrontare lo specifico argomento, vorrei anch'io, dopo che lo ha fatto il sindaco prima di me per le Autorità, rivolgere un particolare ringraziamento a tutti voi cittadini, perché con la vostra presenza state dando una tangibile dimostrazione che a Pereto ancora vi sono delle persone che hanno degli ideali, che amano la propria terra e le loro tradizioni, che desiderano saperne di più su tutto ciò che riguarda il loro passato. Non siete moltissimi, ma siete quanto basta per definire Pereto un paese civile, una collettività viva, solidale, desiderosa di crescita culturale e sociale. Un particolare ringraziamento va anche ai sindaci presenti, per la sensibilità dimostrata nel portare al seguito i gonfaloni dei loro Comuni, dandoci, così, la possibilità di conoscerli e dando, contemporaneamente, vivacità, solennità ed importanza alla giornata odierna. I loro gonfaloni saranno oggi per noi i padrini del nostro neonato gonfalone. 
 
Questo incontro ha lo scopo di presentare e farvi conoscere, per la prima volta nella storia, lo stemma del comune di Pereto. Di esso illustrerò le origini, le evoluzioni, il significato delle figure e dei colori, le procedure di rilascio e le principali regole che ne disciplinano l'uso. Vi chiedo scusa se l'argomento dovesse risultare noioso; vi prego, tuttavia, di cogliere il vero significato di questo incontro, molto importante e nobile, che ci permette sia di rivisitare una parte della nostra storia sia di farci conoscere quei simboli che, unici e soli, hanno identificato ed individuato il nostro Comune per più di sei secoli, hanno ufficializzato i tantissimi documenti emanati nel tempo dai massari e dai rappresentanti del popolo peretano, hanno racchiuso e tramandato, nelle loro forme e nei loro colori, le caratteristiche della nostra terra e le peculiari virtù dei nostri antenati.
 
E', quindi, quello di oggi certamente un momento di approfondimento culturale in un campo, quello araldico, di cui si parla e si conosce ben poco; ma vuole essere anche, consentitecelo, un omaggio che l'Amministrazione vuole rendere al paese che ci ha cullato da bambini e a tutti i nostri defunti, che hanno visto prima di noi i sigilli di cui parleremo tra breve e ai quali non si può non pensare in questa giornata della cultura intitolata "Guardando al passato". E l'omaggio consiste nello svelare alcune reliquie storiche che sinora erano rimaste nascoste in polverosi scaffali di impenetrabili archivi. Per una migliore illustrazione, ho suddiviso questa mia relazione in tre parti: 
nella prima, esporrò le definizioni di stemma e gonfalone, le regole che ne disciplinano l'uso e le procedure seguite per ottenerne il decreto di concessione da parte del Presidente della Repubblica;
nella seconda, riferirò gli esiti della ricerca storica;
nella terza, chiarirò il significato delle figure e degli smalti presenti nello stemma stesso.
 
Ebbene, come è facilmente immaginabile, lo stemma "è il segno grafico distintivo ed individualizzatore del Comune". Esso ha la stessa funzione del nome; con la differenza che, mentre il nome è il primo attributo giuridico della personalità del Comune ed è composto di lettere, lo stemma ne è il secondo ed è composto soprattutto di figure. Lo stemma, una volta concesso dal Capo dello Stato, diventa proprietà del Comune, che ne fa uso a suo piacimento, con il diritto di impedire a chiunqu'altro di fregiarsene arbitrariamente e con la facoltà d'agire innanzi all'Autorità giudiziaria contro qualsiasi sua usurpazione.
Normalmente lo stemma è riprodotto sulla carta intestata del Comune, sul sigillo (o timbro ufficiale) e sul gonfalone.
 
Il gonfalone "è il vessillo o drappo del Comune, raffigurante il nome e lo stemma, da esibire nelle manifestazione ufficiali". Esso non può assumere la forma di bandiera ma solo di drappo rettangolare, di due metri di altezza ed uno di larghezza. Il drappo riprende uno o più colori dello stemma, è riccamente ornato e frangiato d'argento e sospeso mediante un bilico mobile ad un'asta. L'asta è ricoperta di velluto dei colori del drappo (bianco e verde) e di bullette d'argento poste a spirale. Al centro della freccia è riprodotta una miniatura metallica dello stemma.Per l'uso del gonfalone bisognerà attenersi all'art. 5 del D.P.C.M. nr. 128 del 3 giugno 1986, che dispone che esso nelle cerimonie ufficiali debba sempre essere accompagnato dalla bandiera nazionale, la quale si posizionerà a destra, se c'è un solo gonfalone, o al centro se ve ne sono due. Solo per le manifestazioni e festività di mero interesse locale, quali ad esempio quella di oggi e quelle patronali, è consentito l'uso del gonfalone senza la bandiera nazionale. 
 
I provvedimenti legislativi che disciplinano lo stemma ed il gonfalone sono i RR. DD. nr. 651 e 652 del 7 giugno 1943, ancora in vigore per la sola parte araldica.Essi stabiliscono che per ottenere il riconoscimento dello stemma e la concessione del gonfalone il Comune deve provvedere: a commissionare un'apposita ricerca ed una relazione illustrativa che avvalori i caratteri ed i fondamenti storici dell'emblema da adottare; a far realizzare i bozzetti dello stemma e del gonfalone; a deliberare l'adozione dei due emblemi; a inoltrare apposita istanza al Capo dello Stato ed al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Ricordo che a Pereto già negli anni '80 furono fatti dei tentativi, ripetuti nel 1989 e nel 1992, per dotare il Comune di uno stemma e di un gonfalone, ma le iniziative non ebbero un esito positivo per varie cause. Indipendentemente dagli esiti, tuttavia, è da rimarcare che l'esigenza di dotarsi di uno stemma e di un gonfalone è stata sentita non solo da questa ma anche dalle amministrazioni precedenti, a dimostrazione del legame affettivo che ci lega tutti al nostro passato.
 
Solamente con deliberazione n. 140 del 29 luglio 1995, la Giunta comunale, avendo ottenuto la mia disponibilità a condurre e portare a termine gratuitamente l'incarico, commissionò la ricerca storico-araldica in modo più completo, formale e dettagliato. Bisognerà aspettare l'anno 1998, tuttavia, per avere un'accelerazione delle iniziative necessarie per ottenere stemma e gonfalone. Con atto di Giunta nr. 21 del 4 aprile vennero adottati i due emblemi; quindi, furono realizzati i bozzetti e fu inoltrata apposita istanza al Capo dello Stato ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.Con decreto del Presidente della Repubblica rilasciato a Roma il 1° giugno 1998, questo Comune ottenne finalmente il riconoscimento dello stemma e la concessione del gonfalone. Il decreto è stato ritirato presso la Prefettura de L'Aquila unitamente ai disegni miniati e in scala, realizzati a colori da un blasonista ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 
  
Si è provveduto, infine, a commissionare ad una ditta specializzata la realizzazione dello stendardo. A seguito dell'incarico affidatomi nel 1995, mi recai presso vari archivi ed uffici, ricordo gli archivi di Stato di Napoli e L'Aquila, la biblioteca della Diocesi dei Marsi, la Prefettura de L'Aquila ed il palazzo Colonna a Roma, e riuscii a trovare, tra notevoli difficoltà e sacrifici ma con grande soddisfazione, dei documenti sui quali era impresso il sigillo popolare di cancelleria di Pereto. Sono venuto, quindi, a conoscenza che, nel periodo che va dal 1270 (anno in cui Pereto ottenne da Carlo I° D'Angiò la "Carta Libertatis") fino ad oggi, il Comune ha utilizzato tre sigilli e adottato quattro stemmi diversi, anche se somiglianti.
 
Il primo sigillo è stato rinvenuto stampato su un atto del 1694, a firma dei massari Bartolomeo Guaretta e Alberico Giustini, ritrovato nell'archivio diocesano dei Marsi. Esso, di forma circolare, pur essendo poco visibile, lascia intravedere, nell'esergo, la scritta "CASTRUM PERETI" e, all'interno di uno scudo appuntato, un albero sradicato, con 4 rami che si incrociano tra di loro.
  
Quanto alla specie dell'albero, si è facilmente indotti a considerarlo un pero sia perché il sigillo adottato nei secoli successivi esprimeva un pero sia per la comune tendenza araldica a considerare l'albero una figura parlante legata al soggetto che rappresenta, come è avvenuto anche per gli stemmi di alcune famiglie; ricordo: i Della Rovere, che nello scudo hanno una quercia; i Peri, che hanno un pero al naturale in campo azzurro; i Perignon, che hanno un pero sradicato verde in campo d'oro; i Moroni, che hanno un moro sradicato verde; i Sorbo, che hanno un sorbo sradicato in campo azzurro.Mi sia consentito, però, di esprimere una mia personale opinione che mi induce a non escludere a priori che l'albero, almeno in questo primo sigillo, possa essere stato un olmo. 
  
Questo assunto è avvalorato dalle seguenti circostanze:
1.nel 1270 d. C., come è stato sostenuto in una monografia scritta nel 1371 da Giorgio De Ponti, Signore di Pereto, tutti i capi famiglia piantarono innanzi alle loro case un olmo, in segno della conquistata libertà che da sudditi li elevò a uomini liberi;
2.fino a qualche decennio fa la prima piazza del paese era denominata Piazza degli Olmi; ed è molto probabile che questa denominazione sia frutto di una gelosa e molto sentita tradizione, tramandata nei secoli da padre in figlio e conservata negli atti toponomastici comunali; né vi sono mai state in Pereto altre vie o piazze con nomi di alberi, nonostante che il territorio circostante sia ricco di vegetazione; 
3.le fattezze del tronco, dei rami e delle foglie alternate ovali col picciolo molto corto non escludono che possa trattarsi proprio di un olmo. 
  
Se questo sigillo fosse stato più chiaramente visibile, lo avremmo preso come punto di riferimento per l'adozione del nuovo stemma, con preferenza su quello del 18° secolo, se non altro perché riporta la scritta "Castrum Pereti", che rivela un'antichità maggiore rispetto alla scritta "Universitas Pereti", posta sul sigillo del 18° secolo, ed una consistenza strutturale superiore a quella di castellum e di rocca.Con il termine castrum, nel 12° secolo d.C., ci si riferiva a più fabbricati circondati da mura, torri e cortine a difesa, mentre con il termine castellum si indicava un'unica fortezza. Lo stesso storico Perogalli asserisce che castellum "era una costruzione di minor mole ed importanza del castrum". E da alcuni documenti del 1100-1200 d.C., compreso il Catalogo dei Baroni, noi abbiamo la conferma che Pereto aveva una consistenza strutturale e demografica superiore a tutti gli altri centri della zona. Nel medioevo era il quarto centro più importante del Principato dei Marsi, dopo Tagliacozzo, Avezzano ed Alba e nel 1468 Pereto, con i suoi 181 fuochi, era secondo solo a Tagliacozzo, che ne aveva 297, mentre Alba era scesa a 180 ed Avezzano a 110 fuochi.  Questo primo sigillo rimase in uso fino al 17° secolo. 
  
Nel 18° secolo, come risulta da vari atti custoditi nell'archivio di Stato di Napoli, tra i quali cito quello datato 9 agosto 1756, a firma dei massari Santo Sabatini e Berardino Iadeluca, degno antenato del qui presente Andrea Iadeluca, Sindaco di Oricola, veniva utilizzato un secondo sigillo, di forma ellittica, con al centro uno scudo spagnolo caricato da un albero di pero con tre radici, quattro rami incrociati, sette pere e tredici foglie, esternamente ornato da due puttini alati tenenti una corona dalla quale si dipartono due drappi svolazzanti ed avente nell'esergo la scritta "UNIVERSITAS PERETI" intervallata da tre stelline a sei punte.Questo sigillo, per la sua chiarezza e ricchezza figurativa e simbolica, ma anche per la presenza dello scudo spagnolo che ricorda il Re Alfonso I° D'Aragona, che concesse ai Peretani numerosi privilegi, è stato preferito al precedente ed al successivo e, quindi, preso come punto di riferimento per la richiesta del nuovo stemma.
  
In ossequio alle leggi vigenti in Italia, però, che accettano solo gli ornamenti tassativamente previsti (due fronde di ulivo e di quercia legate da un nastro tricolore ed una corona diversa a seconda del numero di abitanti), siamo stati costretti, nell'adottare e richiedere il nuovo stemma, ad eliminare i due puttini alati, il nastro svolazzante, la corona spuria e la scritta "Universitas Pereti" e a sostituire lo scudo spagnolo con quello sannitico. Pertanto, è stato proposto lo stemma così blasonato: d'azzurro, al pero sradicato, d'argento, coi quattro rami dello stesso decussati a due a due, i rami inferiori ridecussati con quelli superiori, fogliato di 13, di verde e fruttato di 7, d'oro. Ornamenti esteriori da Comune.Questa blasonatura indica, in altre parole, che lo stemma ha uno sfondo azzurro ed è composto da un albero d'argento con radici, quattro rami incrociati tra loro, 13 foglie verdi e 7 pere d'oro.
 
A questi due sigilli va aggiunto quello attualmente in uso, che conoscete molto bene per averlo visto sui documenti rilasciati dal Comune. Questo terzo sigillo è derivato da uno stemma rinvenuto presso la Prefettura de L'Aquila, disegnato su un foglio datato 1818 ma adottato nel 1807, quando i due paesi di Oricola e Rocca di Botte furono declassati a Frazioni e riuniti fino al 1907 a Pereto, che fu elevato a Capoluogo.Lo stemma, di forma vagamente accartocciata ed appuntita, riccamente ornato di fronde di alloro e di quercia, di fregi e nastri, è caricato da una quercia senza frutti, con molte foglie e nascente dalla campagna sottostante.
 
Il corrispondente sigillo è costituito da uno scudo vagamente accartocciato e appuntito, caricato da una figura che i più spiritosi hanno definito più simile ad un carciofo che ad un albero. Nonostante che fosse giunto fino ai nostri giorni, questo emblema non è stato preso in considerazione ai fini della scelta e dell'adozione del nuovo stemma comunale sia per la scadente sua fattezza sia per il fatto che era legato ad una situazione storica superata e limitata nel tempo (1807-1907).
 
E siamo così giunti alla terza ed ultima parte di questa relazione, nella quale descriverò il nuovo stemma, che, ripeto, ricalca il sigillo in vigore a Pereto nel 18° secolo. Vi premetto che nel campo dell'araldica nulla è affidato al caso. Tutte le figure, i segni, gli accessori, i colori, le posizioni hanno un nome, un significato, una disciplina. Per motivi di uniformità e, quindi, senza particolari significati se non quelli legati alla gloria ed all'amor di patria, la legge italiana impone che tutti gli stemmi riconosciuti di recente abbiano uno scudo sannitico sormontato da una corona d'argento e sostenuto da due fronde verdi, una di ulivo ed una di quercia, fruttate d'oro e legate da un da un nastro tricolore. La figura che costituisce il nostro stemma e che è racchiusa nello scudo sannitico è un albero di pero con radici, rami, foglie e frutti. I colori utilizzati sono l'azzurro, l'argento, il verde e l'oro.
 
La figura dell'albero in genere rappresenta i diritti feudali sui boschi. Più in particolare, tra gli alberi, il pero simboleggia il Principe benefico ed il padre di famiglia. Ricordo che, sin dal tempo dei Romani, i boschi appartenevano allo Stato e solo in pianura si concedevano appezzamenti di terreno a tribuni, centurioni e potenti famiglie, mai a servi e coloni. Solo nel medioevo i vari signorotti iniziarono a concedere la possibilità di tagliare legna, di pascolare, di falciare l'erba, di coltivare, dietro pagamento di canoni, quali ad esempio il legnatico, l'erbatico, il terratico. Fu il Re Alfonso I° D'Aragona, il principe benefico, detto appunto il Magnanimo, a concedere ai Peretani nel 1457, l'anno successivo a quello del tremendo terremoto che colpì tutto il Carseolano, vari privilegi sui pascoli montani, sul diritto di attingere acqua e sulla riduzione di decime e censi. Questi privilegi furono poi confermati dai successori, i sovrani Ferdinando 1° e 2°, Alfonso 2° e Federico 2°, fino al 1516, anno in cui finì la dominazione aragonese ed iniziò quella dei Re di Spagna che amministrarono per mezzo di Viceré, notoriamente più esosi degli Aragonesi, tanto da provocare un secolo dopo, nel 1647, la famosa rivolta di Masaniello.
 
L'albero di pero, come ho detto, simboleggia il padre di famiglia, che nel nostro paese ha sempre avuto il predominio, il comando, un'indiscussa autorità sin dal tempo dei Romani. Le tredici foglie del pero rappresentano l'abbondanza dei boschi, mentre il colore verde richiama la terra allorché rinverdisce e, nel nostro caso, l'intero territorio di Pereto, immerso nel verde, nelle sue più varie tonalità. Il verde simboleggia la vittoria, l'onore, la cortesia, il vigore, l'allegrezza e l'amore. I frutti del pero sono sette e sono d'oro. Essi rappresentano la fertilità della terra. L'oro, invece, simboleggia, oltreché il sole, la fede, la giustizia, la carità, la clemenza, la gloria, la felicità e la grandezza d'animo, anche la diffidenza e l'orgoglio: caratteristiche, quest'ultime, più che altre peculiari dei Peretani. 
  
L'utilizzo dell'oro è importante perché gli stemmi sono perfetti solo quando contengono l'argento e l'oro. Le radici significano antica origine e nobiltà. Nel 2° sigillo le radici erano tre, ma il blasonista ufficiale ne ha disegnato cinque sia per motivi estetici sia perché nel primo esse erano proprio cinque. L'argento del tronco e dei rami simboleggia tra le qualità spirituali, l'umiltà, l'innocenza, la temperanza, e, tra le virtù, la sincerità, l'allegrezza, la gentilezza e la concordia. Il campo, ossia lo sfondo, azzurro rappresenta il cielo e simboleggia la devozione, la fedeltà, la lealtà, la bellezza, la buona reputazione e l'amor di patria.
 
In sintesi e nel complesso, i vari smalti ed i loro accostamenti simboleggiano delle qualità e virtù che hanno sempre costituito, più che altre, un bagaglio morale e spirituale delle nostre coscienze. Il Peretano ha una grande forza d'animo, oltreché fisica, è perseverante, prudente, onesto, leale, fondamentalmente credente, dotato di buon senso e molta saggezza, di umili origini ma molto orgoglioso, attaccato alle tradizioni, distaccato ma generoso, diffidente ma arguto e pronto a socializzare nelle varie occasioni di svago e di aggregazione. Molto critico nelle piazze ma altrettanto saggio nell'intimo della sua coscienza. 
 
In definitiva, abbiamo molte virtù… ma certamente non ci mancano i difetti. I colori e le figure di questo stemma mettono in risalto solo le prime. Sta a noi incrementare le virtù e ridurre i difetti; sta a noi favorire iniziative e condizioni che permettano di evitare infruttuose e laceranti contrapposizioni; sta a noi riunire e convogliare le forze, le capacità e le potenzialità degli esponenti dei diversi schieramenti politici verso una comune migliore crescita culturale, spirituale e sociale. E' con questo augurio che concludo il mio intervento e vi ringrazio per l'attenzione prestatami.

 
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