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La questione degli usi civici
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
Gli Usi Civici consistono nell'esercizio, da parte di un cittadino, di un diritto (di seminare, pascolare, raccogliere legna ecc. ecc.) su un appezzamento di terreno non di sua proprietà, ma appartenenti ad un feudatario o ad una Comunità feudale. Attraverso gli Usi Civici, che risalgono al collettivismo agrario romano o germanico, i sudditi di un feudatario si procuravano i mezzi necessari per sopravvivere. In cambio della concessione i sudditi si obbligavano a dare una parte del raccolto al feudatario, il quale, al momento opportuno, inviava sui campi o in corrispondenza di crocicchi e strade campestri dei propri incaricati per contare i sacchi di grano, le some d'uva, le piante tagliate e convogliare al "palazzo" la parte spettante.
 
Quando scomparvero feudi e feudatari, le terre soggette agli Usi Civici non affrancate o non acquisite a titolo di proprietà da privati cittadini o Enti confluirono nei Demani Comunali, Demani Collettivi o Università Agrarie.
A Pereto molte terre, specie quelle meno fruttifere, più lontane ed impervie, passarono al Demanio Comunale e vennero amministrate dal Comune, che le concesse, dietro un annuo tributo, a quei cittadini che ne avessero fatta richiesta, ma che avessero anche i seguenti requisiti:
n risiedessero permanentemente in Pereto;
n fossero coltivatori diretti e lavorassero con le proprie mani la terra;
n dessero affidamento di una migliore utilizzazione delle terre concesse in utenza;
n fossero capofamiglia;
n utilizzassero i prodotti per il soddisfacimento dei bisogni familiari. 
 
Gli Usi Civici si distinguono in Usi essenziali e Usi utili alla vita. Ai primi appartengono quelli di seminare, pascolare, far legna, carbone, calce, estrarre pietre, nei limiti dello stretto necessario delle famiglie. I secondi si riferiscono al diritto di raccogliere prodotti da commerciare o da trasformare per ottenerne altri prodotti industriali, allo scopo di ricavare vantaggi economici eccedenti il fabbisogno familiare. Col passare degli anni, agli originari utenti subentrarono i figli e, poi, i figli dei figli, i quali consolidarono il diritto, seppur parziale, sulle terre fino a convincersi di poterne rivendicare la proprietà.
 
In alcune parti d'Italia si giunse persino a lotte e tumulti di piazza che portarono alla assegnazione in proprietà delle terre rivendicate. A Pereto, nell'anno 1899, venne effettuata una prima verifica e si scoprì che 54 cittadini avevano abusivamente occupato alcuni appezzamenti di terreno situati nelle località Camposecco, Campocatino, Aceroni, Immagine Falcioni, Respotina e Foresta. Una seconda verifica venne condotta negli anni dal 1922 al 1926 e si accertò che molti utenti non pagavano piu l'affitto dovuto e che vi erano state altre occupazioni abusive.
 
Le iniziative intraprese per recuperare le terre o per ottenere il pagamento del canone annuo non sortirono gli effetti sperati sia per la resistenza dei più facinorosi utenti sia per la effettiva mancanza di volontà politica di aggredire famiglie povere ed indigenti. Anche a seguito della pubblicazione della legge 16 giugno 1927, nr. 1766, non si è ancora raggiunta una soluzione all'annosa questione degli Usi Civici. Questa legge, all'art. 3, faceva obbligo al Podestà di dichiarare, per la generalità degli abitanti, i diritti di uso civico, onde ottenerne il riconoscimento.
 
Nell'occasione furono dichiarati i seguenti Usi Civici:
1. diritto di pascolo nelle seguenti zone: Monte della Madonna dei Bisognosi, Pié di Serrasecca, Fontevecchia, Valle di S. Mauro, Macchialunga, Piano Sideri, Selvapiana e adiacenze, Valle Camposecco, Campocatino, Fontecellese, Valle Quartarana e adiacenze, Foresta;
2. diritto di cavar pietre nelle seguenti zone: Mozzoni, Foresta, Respotina, Colle Piano Sideri;
3. diritto di abbeverare il bestiame e attingere acqua per uso familiare nelle seguenti fonti: Canale, Cupello, Costa dell'ospedale, Piazza Carretta, Vecchia, S.Giovanni, del Bando, Castello, Colle Fiorito, Pachetto, Piazza della Fonte, Fontelubro, Teglia, Fonticelle, Fontecellese, Trinità, Piano Sideri, S.Mauro, Marmorata;
4. diritto di far legna per uso del fuoco, paletti per la vigna, strumenti rurali, riparazione abitazioni, e di raccogliere foglie nelle seguenti zone: Selvapiana, Macchialunga, Cannello, Valle Crescenza, Madonna dei Bisognosi, Colle del Bando.
 
Ricevuta la dichiarazione, il Commissario per la Liquidazione degli Usi Civici, nel 1928 accertò circa 22 ettari di usurpazioni sul demanio del Comune di Pereto a carico di 110 cittadini. Propose, quindi, delle soluzioni per giungere ad una bonaria composizione delle vertenza; ma queste non vennero accettate ed anche questa terza iniziativa non ebbe seguito. Nel 1956, il perito demaniale, Ing. Cesare Mattina, su incarico del Commissario per la liquidazione degli Usi Civici, procedette ad una quarta verifica dei Demani del Comune di Pereto, accertando che i cittadini in possesso di terre demaniali erano saliti a 397 e che gli ettari usurpati erano 277 su un totale di 3150 di territorio comunale (pari all'8,4%).
 
Il capofila degli occupatori, sia per quantità di terre usurpate (oltre sette ettari) sia per mancanza dei requisiti per trattenerle, risulta essere una nota famiglia stanziatasi a Pereto agli inizi di questo secolo, la quale, nonostante l'espresso divieto, subaffitta diversi ettari di terreno (ad esempio quelli in località Pié di Serrasecca costituenti le particelle 4, 35 e 71 del foglio 26) e addirittura ha venduto ad un cittadino di Pereto le particelle 16 e 17 del foglio 22, in località Fonte Vecchia, ora divenute in parte aree edificabili. Altri occupatori hanno approfittato dell'inerzia dell'Amministrazione comunale per costruire stalle ed abitazioni sui terreni demaniali. Purtroppo per loro, sia il terreno sia le costruzioni edificate sono di proprietà del Comune e non degli usurpatori. Istruttiva in tal senso è la sentenza del Commissario Regionale per il Riordinamento Degli Usi Civici In Abruzzo, datata 16 marzo 1994, la quale dichiara la nullità assoluta ed insanabile di ogni e qualsiasi atto di disposizione dei terreni demaniali dati in uso civico, che sono e restano di proprietà comunale.
 
I terreni usurpati, inalienabili ed inusucapibili per legge, sono descritti in 20 tavole, nelle quali mancano ettari 9.51 corrispondenti alle particelle: 307 del foglio 1; 368-391 e 397 del foglio 20; 44-78-92-96-144 e 145 del foglio 29.
Le 20 tavole riproducono le seguenti località:
  
TAVOLA

 

LOCALITA’

 

ETTARI  USURPATI

 

FOGLIO CATASTALE

 

I

 

Mandoline

 

38.80.20

 

4

 

II

 

Vagli di S. Martino, Valle Crescenza

 

8.62.00

 

5

 

III

 

Oppieda, Monte Faito

 

9.18.60

 

6

 

IV

 

Foresta, Vicenne

 

3.70.30

 

9

 

IV

 

Peromaro, Corananna, Sella, Vallintensa

 

13.07.40

 

12

 

V

 

Foresta

 

5.77.10

 

10

 

VI

 

Oppieda

 

6.69.00

 

13

 

VII

 

Pratelle, Difesa, Vallioni

 

8.81.90

 

14

 

VIII

 

Pratelle, Difesa, Campocatino

 

9.52.30

 

15

 

IX

 

Acerone

 

4.28.70

 

16

 

X

 

Camposecco

 

35.10.66

 

17

 

XI

 

Fonte Volubro, Aenomo, Romanella

 

13.72.30

 

21

 

XI

 

Pero del Casale, Arispotina, Vagli, Vigne della Madonna

 

23.60.12

 

22

 

XII

 

Piano Sideri, Fulicelli, S. Mauro

 

37.23.00

 

23

 

XIII

 

Campocatino

 

1.82.20

 

24

 

XIV

 

Campocatino

 

1.04.00

 

25

 

XV

 

Pié di Serrasecca

 

29.17.80

 

26

 

XVI

 

Madonna dei Bisognosi

 

00.42.20

 

27

 

XVII

 

Colle dei Morti, Piaggia Franco Giudici

 

12.53.30

 

28

 

XVIII

 

Selva Piana, Macchialunga

 

4.00.90

 

30

 

XIX

 

La Montagnola, Campolungo

 

00.50.60

 

31

 

XX

 

Campolungo

 

00.00.00

 

32

 

?

 

varie

 

9.51.00

 

1-20-29

 

 

 

TOTALE

 

277.15.68

 

 

 

Il Comune di Pereto, trovandosi nella condizione di dover rimpinguare le proprie casse, dovrà effettuare una ricognizione degli utenti di terre demaniali e tentare di raggiungere una definitiva soluzione alla questione degli Usi Civici:
- permettendo agli attuali utenti di acquisire a costo equo il terreno da loro posseduto per tanti anni;
- adeguando il canone annuo a quegli utenti che preferissero non acquistare il terreno demaniale;
- rientrando in possesso, per affittarli ad altri, di quei terreni per i quali gli attuali utenti non gradiscono né l'acquisto né il pagamento del canone annuo rivalutato.
Per avere un'idea della perdita finanziaria che il Comune subisce ogni anno, basti considerare che nel 1956 il canone incamerato annualmente era pari a £. 230.602, che rivalutato al 1996, secondo gli indici I.S.T.A.T., corrisponde a circa £. 3.530.000 l'anno; senza contare il canone ricavabile da quelle aree divenute nel frattempo edificabili.
 
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