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Associazioni religiose
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
Le prime notizie in ordine alla fondazione, all'organizzazione ed al funzionamento delle associazioni religiose risalgono al XVI secolo, ma è in quello successivo che le descrizioni si fanno più sistematiche e precise. Tale periodo fu segnato dalla dissoluzione del Corpo Benedettino che lasciò al clero secolare, più stabile per il numero e l'importanza dei Corpi Capitolari, molti e difficili problemi ereditari. Nella diocesi dei Marsi le relazioni sulla religiosità descrivono situazioni di grande litigiosità e rilevano il mancato rispetto dei giorni festivi e degli altri obblighi religiosi, tanto che il vescovo arrivò ad obbligare i parroci a prendere i nomi di coloro che assolvevano il precetto pasquale, con il recondito scopo di stimolare i renitenti. 
  
L'organizzazione ed il funzionamento del servizio per la cura delle anime venivano assicurati da tre parrocchie: S. Giorgio, S. Salvatore e S. Nicola. La venerazione per S. Nicola, vescovo di Mira e santo di Bari, fu originata da quel vasto culto che, dopo il 1087, si irradiò dalla Puglia e certamente raggiunse anche pastori di Pereto, che in quei luoghi transumavano con greggi ed armenti. 
  
Con decreto del 18 agosto 1814 furono soppresse le ultime due parrocchie: quella di S. Nicola fu assorbita dalla parrocchia di S. Giorgio e quella di S. Salvatore, che conservò fedeli e rendite ed un prete fisso, fu declassata a coadiutoria fino al 1907, quando venne ripristinata e resa di nuovo autonoma. Una particolare importanza organizzativa era rivestita dalle confraternite (compagnie), che hanno contribuito alla gestione delle chiese, ma che hanno strutturato a casta la vita religiosa del popolo. Le confraternite operanti nel nostro paese erano: 
 
1) LA COMPAGNIA DEL SS. SACRAMENTO, fondata nel 1596 nella chiesa di S. Giorgio, poco dopo la sua riedificazione avvenuta nel 1584. Essa aveva dei bovini che dava in soccida ai paesani;
 
2) LA COMPAGNIA DEL SS. ROSARIO, fondata nel 1628 nella chiesa di S. Giorgio, dove aveva un altare con l'effigie della Madonna del Rosario. Essa era presieduta da una Priora (o un Priore) che amministrava le entrate (consistenti in doni di oro, gioielli, stoffe, terreni, prodotti agrari, elemosine raccolte con un opera di ricerca dagli addetti, vendite di erbe, censi dell'Università, risposte annue da parte dei poveri che avevano ricevuto i prestiti...) e regolava le uscite (spese per arredi delle chiese, per olio e cera, per mance al sagrestano, per i suonatori ed i bandierai nelle processioni, per l'esattore dei gentileschi, per prestiti in denaro o in natura ai poveri, per il sostegno dei neonati abbandonati...). La compagnia era tenuta a celebrare quattro uffici annui nell'anniversario della purificazione, dell'annunciazione, dell'assunzione e della natività della Madonna. Oggigiorno la confraternita ha 48 confratelli ed esce in processione nelle feste di S. Giorgio (23 aprile), di S. Antonio (17 gennaio), di Santa Lucia (1° dicembre), del Corpus Domini (1° giugno) e della Madonna del Rosario (7 ottobre). Quando muore un confratello la campana suona quarantotto volte; 
 
3) LA COMPAGNIA DI S. AGOSTINO o del SS. SUFFRAGIO, fondata nel 1671 nella chiesa di S. Giorgio, dove aveva una cappella sotto il titolo di S. Nicola da Tolentino, protettore di Pereto. Chiunque volesse iscriversi doveva pagare un baiocco al mese. I fratelli ottenevano delle indulgenze ogni volta che si confessavano, si comunicavano o facevano opere di bene e dopo morti beneficiavano ogni giorno delle messe celebrate dai viventi; 
 
4) LA COMPAGNIA DELL'ADORAZIONE PERPETUA DEL SS. SACRAMENTO, fondata nel 1734 nella chiesa di S. Giorgio ed aggregata alla compagnia della Rotonda (Pantheon) di Roma. Per i 61 iscritti si fissavano il giorno e l'ora dell'adorazione. La compagnia fu fondata e patrocinata da Antonio Vendettini ed aveva una cappella nella chiesa di S. Giorgio; 
 
5) LA COMPAGNIA DI S. GIOVANNI BATTISTA, successivamente approvata con dispaccio del 27 novembre 1794 nella omonima chiesa ed aggregata alla compagnia di S. Marcello di Roma. Essa fu la più ricca delle confraternite quanto a terreni, animali e capitale, ma il 23 marzo 1909 dovette passare tutto il suo patrimonio all'Opera Pia Laicale della Congregazione di Carità di Pereto, la quale si obbligò a corrispondere sulle rendite di questo patrimonio l'annua somma di L. 240 alla Confraternita per i fini di culto, per la sua sussistenza e per la chiesa di S. Giovanni. Tale passaggio fu fatto per economizzare le spese di amministrazione e, soprattutto, per un migliore coordinamento della pubblica beneficenza, in conformità della legge sulle istituzioni pubbliche di beneficenza del 17 luglio 1890, nr. 6972. Nel 1937, con la soppressione della congregazione di carità, la confraternita riottenne i suoi patrimoni. Oggigiorno conta settantadue iscritti ed esce in processione nelle feste di S. Giovanni (24 giugno), S. Croce (14 settembre) e della natività di Maria (settembre). Quando muore un confratello la campana rintocca settantadue volte; 
 
6) LA COMPAGNIA DELLA MADONNA DEL CARMINE, fondata intorno al 1700; 
 
7) LA COMPAGNIA DEGLI ISCRITTI ALLA DEVOZIONE DI S. GIUSEPPE, fondata intorno al 1700; 
 
8) LA COMPAGNIA DEGLI ISCRITTI ALLA DEVOZIONE DELLE ORE DEL ROSARIO
 
Queste tre ultime compagnie effettuavano delle ore di adorazione e di preghiera nei giorni e nell'ora stabilita dal parroco di S. Giorgio. Gli iscritti avevano delle indulgenze particolari ogni volta che eseguivano le ore di devozione e di preghiera ed i loro nomi venivano letti ogni domenica a messa. 
Alcune delle suddette confraternite avevano tra gli altri scopi quello di fare opere di carità. Questo fine gli amministratori pensarono di perseguire stipulando particolari contratti di soccida aventi per oggetto gli animali bovini di cui erano proprietari. Questi contratti erano di tre specie. 
 
A°) Se l'oggetto era un bue, il contratto durava per molte generazioni fino a quando il bovino non moriva o non veniva venduto per malattia o vecchiaia. In cambio del bue il privato corrispondeva "l'accollatico", ossia le derrate agricole di volta in volta stabilite (grano, legumi, prosciutti...). Quando l'animale veniva venduto, il ricavato andava per metà al privato e per metà alla confraternita. Una particolare condizione del contratto era che il bue venisse utilizzato solo nei lavori agricoli. Qualora esso fosse stato usato in lavori di carattere industriale (ad es. per il traino di tronchi nei boschi) allora si doveva pagare il "sovraccollatico", in ragione di anno o frazione di esso. 
 
B°) Se l'oggetto era una vacca, il contratto aveva normalmente la durata di cinque anni. Le giovenche venivano allevate. I vitelli invece venivano venduti ed il ricavato diviso in parti uguali tra i contraenti. Alla fine dei cinque anni le bestie residue venivano divise per metà in base alla valutazione che se ne dava (una parte compilava le due cartelle secondo equità e l'altra parte aveva il diritto di scegliere per prima. Se per caso la soccida finiva prima del termine normale la confraternita oltre alla sua metà si tratteneva anche i quinti mancanti per raggiungere i cinque anni.
 
C°) Quando l'oggetto era una vacca, si poteva scegliere una particolare variazione del contratto di cui al punto precedente, che prevedeva che i vitelli nati nel periodo della soccida spettassero alla confraternita e che le giovenche divenissero proprietà del privato. La confraternita di S. G. Battista fu molto formale nella compilazione dei contratti di soccida tanto da richiedere l'autentica notarile e da indicare in essi perfino i nomi degli animali vaccini. Tra questi nomignoli, i nostri padri ricordano ancora con velata nostalgia e con rispettoso affetto i seguenti: Graziosa, Bufaletta, Cimetta, Spadina, Travaglina, Bellafronte, Colonnegliu, Muricone, Capitanu, Altobegliu, Bravittu, Palommella, Rondinella, Argentina, Fioretta, Galletegliu, Mancinu, Spusittu, Carnavale, Cacione, Marinella, Barcarola, Gnucchetta, Stellina, Capoccia, Pllligrinu, Spadone, Tomboletto, Frascatona, Chiusetta, Procacciola, Signoretta, Pettenecchia, Faustina, Spagnola, Pennurella, Manzuccia, Veronella, Zingheretta, Musicuccia. 
  
L'uso di dare un nomignolo alle bestie non era limitato alle vaccine, ma esteso anche agli altri animali domestici. Vi erano cavalle chiamate Stella, Gemma, Lola, Bovegliana, Argentina, Mora, Giulia, Parmarella, Fragola, Mafarda, Pulla, Turca, Burbetta, Fiorello, Giorgio, Castagnola; dei muli chiamati Palermo, Pacione, Muricone, Garibaldi, Moro, Nebbia, Rosina; dei somari chiamati vipera, piccione ecc...ecc... 
 
A fianco dei tre tipi di contratti di soccida su riportati ne esisteva un altro che aveva per oggetto solo denaro o derrate alimentari. La durata era varia e l'obbligo del privato era quello di corrispondere ogni anno gli interessi o la "risposta" e di restituire a termine il capitale o la quantità del prodotto avuto in prestito. Quest'ultimo tipo di contratto fu prevalentemente usato dalle associazioni religiose secondarie. 
 
In Pereto esse erano: La cappella del Purgatorio o del Suffragio, la cappella di Santa Barbara, la cappella di S. Gaetano e la chiesa di S. Maria delle Cerque. La gestione e l'amministrazione, da parte dei preposti, delle confraternite e degli altri luoghi pii non era sempre avveduta, diligente ed onesta, tanto che nel 1723 il vescovo dei Marsi Bernardino Corradini fu costretto ad emanare un editto da pubblicarsi la prima domenica di ogni mese in chiesa, che tra l'altro: - proibiva che si facessero a spese delle chiese e dei luoghi pii nelle feste: pranzi, balli, suoni, spari di mortaretti, archibugiate "ed altre simili vanita terrene"; -vietava sotto la pena di scomunica la raccolta di elemosine in occasione delle feste; - invitava a spendere per cera ed olio solo il necessario; - dichiarava nulli gli affitti di stabili e di terreni che duravano oltre il termine stabilito di tre generazioni d'enfiteuti; -proibiva ai Priori di prendere in affitto, in pigione o in colonia stabili o terreni delle chiese o dei luoghi pii senza la licenza della Curia Vescovile; - raccomandava che le riscossioni fossero fatte da persona sicura, alla quale la Curia doveva dare una speciale patente; -vietava al Priore di dare soldi in prestito senza il consenso del vescovo; -decideva che ogni anno si rendesse il conto delle entrate e delle uscite; - stabiliva che le masserie di pecore, di cavalle, di capre, di bovi, o di altri animali fossero tenute distinte da quelle dei Priori e custodite da persona idonea e benestante. 
  
Le varie confraternite di Pereto non ebbero uno statuto vero e proprio, regolarmente approvato, ma si reggevano nel rispetto di alcune regole e consuetudini che si tramandavano di generazione in generazione. Solo negli ultimi cinquant'anni vi è stata un'iniziativa a livello vescovile che ha tentato di stabilire e raccogliere in un opuscolo gli scopi e le regole di funzionamento e di organizzazione di tali organismi. Dalla lettura di esso si apprende che le confraternite sono associazioni religiose di fedeli, erette ed approvate dalla chiesa per l'esercizio di opere di pietà, di carità e per l'incremento ed il decoro del culto pubblico della santa religione cristiana. Le confraternite del SS. Sacramento sono istituite in tutte le parrocchie d'autorità. Nelle feste e nelle pubbliche manifestazioni ogni fratello veste la sua divisa. 
  
La confraternita del SS. Sacramento ha il posto d'onore; poi seguono le altre, a seconda dell'anzianità di fondazione. Per essere confratello bisogna aver superato i 16 anni e avere retta condotta morale, religiosa e civile. Sono esclusi coloro che non adempiono al precetto pasquale, che non vanno a messa la domenica, che hanno precedenti penali, i litigiosi, i violenti, i comunisti, i bestemmiatori e gli ubriaconi. Le donne sono ammesse solo per beneficiare delle indulgenze, grazie e privilegi; ma non possono mischiarsi con i confratelli nelle cerimonie, nemmeno per accompagnare i figli. Ogni confraternita ha un priore (presidente), un vicepriore (vicepresidente), tre consiglieri (due revisori ed un mandatario), un maestro dei novizi (maestro di cerimonia o mazziere), un tesoriere (cassiere) ed un segretario, che costituiscono il Consiglio. 
 
Questo viene rinnovato ogni due anni dall'assemblea plenaria convocata dopo la resa dei conti entro il mese di gennaio. I beni della confraternita sono beni culturali, sotto l'immediata sorveglianza dei vescovi, ai quali ogni anno viene inviato il rendiconto. I redditi e i proventi non devono erogarsi se non per usi pii, per restaurare gli edifici sacri e per le suppellettili delle chiese. Tali organismi oggigiorno sono solo di facciata, si sono logorati ed hanno perduto lo spirito religioso e l'anelito di fede e di carità che li avevano contraddistinti nei primi anni dopo la loro fondazione. 

 
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