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traslazione della statua della M. dei Bisognosi
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore

Nell'affrontare l'argomento che riguarda le prime fondazioni ecclesiali di Pereto, mi ero ripromesso, all'inizio, di non trattare della Cappella della Madonna dei Bisognosi sol perché già più di sessanta scrittori lo avevano fatto prima di me. Poi, resomi conto che in qualche modo essa fa parte della storia del nostro paese, ho voluto documentarmi e saperne di più. Già alle prime letture, però, si facevano strada in me molti dubbi e perplessità circa l'autenticità di alcuni manoscritti antichi e la veridicità delle affermazioni in essi contenute. Alla fine, confuso e sorpreso, ritenendo il mio pensiero potesse urtare il comune senso religioso, stavo per decidere di non inserire nel testo l'argomento in questione. 
  
Poi, dopo una visita al santuario, mi convinsi che era meglio farlo, principalmente per due motivi: 1°) ogni cosa vecchia, logora e consunta ha bisogno per risplendere più bella, più lucente e più vera di prima, di essere ripulita dalle impurità, liberata dalla superstizione, isolata dalla falsità; 2°) ogni opinione contribuisce a formare la storia intesa come ricerca della verità, e comunque a fornire un' occasione di riflessione e di meditazione su argomenti incerti, antichi e ignoti. 
  
Orbene, la storia dell'immagine di Maria Santissima dei Bisognosi, traslata miracolosamente da Siviglia al monte Serrasecca di Pereto, trae origine e consistenza da un antico e lacero manoscritto pergamenaceo (anticamente custodito nel santuario) che nel 1643 venne copiato fedelmente dal sacerdote D. Tomasso Belliccioni. Il testo poi fu pubblicato e pubblicizzato da moltissimi prelati (monsignor Ccrsignani, Muzio Febonio, padre Flaminio Annibali da Latera, l'abbate Pietro Lazzeri, il padre gesuita Gumppenberg, Don Desiderio Capitosti) che avevano interesse ad aumentare sì il culto della Madonna, ma forse anche il flusso dei fedeli e delle elemosine, e da altri scrittori che ingenuamente lo hanno ritenuto autentico. 
  
Il racconto così si sviluppa: "Nell'anno sesto dell'impero di Foca nel quale fu eletto Papa Bonifacio IV, vi era una chiesa nella Betica nel Regno di Castiglia vicino al mare e fuori dalla città di Siviglia, nella quale stava l'immagine in legno di olivo della beata Vergine Maria dei Bisognosi che continuamente faceva molti miracoli ai naviganti e agli altri uomini di quelle parti, cacciava i demoni, ridava la vista ai ciechi e guariva tutte le altre infermità e in qualunque tribolazione invocata subito esaudiva chi a Lei ricorreva. Essa era onorata e visitata dalle creature e la sua festa veniva solennemente celebrata. In quella città vi era un giovane ricco e assai potente cavaliere di nome Fausto, che con sua moglie Alfussia e suo figlio Procopio era molto devoto della beata Vergine per le numerose grazie ricevute. Avvenne un giorno che, navigando i Saraceni contro la Spagna, il Re di Castiglia uscì in mare per affrontarli. 
  
Tra i cristiani vi era anche Fausto. Ad un certo punto scoppiò una tempesta furiosa e Fausto rischiò di affondare. Subito si rivolse alla B. V. dei Bisognosi la quale gli apparse, lo ammonì di tornare in patria perché la battaglia che stavano per intraprendere sarebbe stata vinta dai Saraceni e calmò le acque. 
Il capitano della nave non diede retta alle parole della Vergine, fece rotta verso Sarracinia e diede battaglia ai Saraceni. Questi durante la battaglia, durata per tutto un giorno, uccisero molti cristiani e affondarono molte navi. Fausto, anziché essere ucciso fu fatto prigioniero perché era un gran barone. Mentre stava in carcere pregava continuamente la Madonna affinché lo aiutasse, non lo abbandonasse e lo liberasse. Questa gli apparve ancora e gli disse: "non temere che io non ti abbandonerò mai, e se farai quello che ti dirò, ti libererò e ti condurrò a casa". "Comandami" rispose Fausto, e la Madonna disse: "bisogna che tu mi porti nel reame di Puglia, Nella parte che si chiama Carseoli, perché là ho trovato il luogo dove io voglio abitare". Fausto allora: "o pietosissima Madonna io sono molto contento di fare ciò che tu mi comandi".
  
La Madonna allora lo prese per mano, lo fece passare senza che fosse visto per la città ed in mezzo a molta gente, lo fece camminare sulle acque del mare senza farlo bagnare e lo ricondusse a Siviglia, presso la sua chiesa, dove lo lasciò incredulo e meravigliato. Entrato in chiesa Fausto vi trovò la moglie ed il figlio che inginocchiati ed in lacrime pregavano per la sua sorte. Grande fu la loro contentezza nel rivedere Fausto e ringraziarono molto per questa grazia la Madonna. Il cavaliere, avendo perso ogni cosa, cadde in grande miseria, e per risollevarsi andò a pregare un giudeo suo conoscente per farsi prestare mille ducati con i quali voleva iniziare un'attività commerciale. Poiché il giudeo gli rispose che glieli avrebbe concessi solo dietro un congruo pegno, Fausto, che non aveva niente altro, rispose che gli avrebbe dato la Madonna dei Bisognosi. Sebbene restìo e titubante, il giudeo accettò e Fausto, presi i soldi, partì insieme al figlio in cerca di fortuna verso l'Oriente; ma il vento lo spinse verso settentrione, nel mar Adriatico. Sbarcato in Puglia fece commercio, vendette tutte le mercanzie comprate in Spagna, si informò su dove stesse Carseoli e poi si reimbarcò per tornare in patria. 
  
Ma una nuova tempesta lo colse in mezzo al mare, abbatté l'albero della nave e mise in gran pericolo tutti i naviganti. Fausto allora si ricordò del debito che aveva con il giudeo, prese una cassetta, vi mise 1000 ducati ed una lettera e, raccomandandola alla Madonna, la gettò in mare. Poi, nel vedere il figliolo che affogava, si chinò, giunse le mani e, rinnovandole la promessa fatta, pregò la Madonna di ridargli suo figlio. La Madonna gli apparve, calmò le acque ed il vento e gli disse: "prendi la mia immagine da dove si trova e portala con te sul monte di Carseoli, perché i Saraceni occuperanno la tua patria e devasteranno templi ed immagini. Sul monte di Carseoli troverai tuo figlio Procopio". Intanto la cassetta era giunta a destinazione ed il giudeo, impossessatosi del contenuto, la nascose dentro la sua casa. Fausto, quando tornò, poiché il giudeo negava di aver ricevuto il denaro, fu costretto a portarlo davanti alla sacra immagine e chiedere ad essa di manifestargli la verità. 
  
La Madonna allora rispose:. "iniquo giudeo, tu non dici la verità poiché tu hai avuto la tua pecunia ben numerata e custodita e con frode l'hai nascosta dentro la tua casa". Il giudeo, meravigliato ed impaurito, si inginocchiò, chiese perdono, volle battezzarsi, diventare cristiano ed aiutare Fausto a portare la sacra immagine a Carseoli. Presa l'effigie della Madonna i due partirono. Spinti dal vento a settentrione sbarcarono a Francavilla, caricarono l'effigie su una indomita mula e poi seguirono la bestia, che era libera di andare dove voleva. Questa per valli e per monti pervenne sotto un monte che, per il fatto di essere brullo, sterile e privo di erbe ed alberi, veniva dagli abitanti detto Serrasecca. Giunta quasi in cima, la mula inciampò e cadde, lasciando sulla pietra le impronte delle sue ginocchia. 
  
Rialzandosi prosegui il viaggio, ma giunta in cima, non appena l'arca che conteneva la sacra immagine fu scaricata, crepò. In quel frangente il monte si coprì di alberi, di erbe e di frutti ed apparve vestito di porpora Procopio cantando l'inno "gloriosa Madonna eletta sopra le stelle". Si festeggiò l'avvenimento, si ringraziò la Madonna e si iniziò subito a costruire una cappella. L'arrivo della sacra immagine fece anche cessare le contestazioni sui confini tra i due paesi di Pereto e Rocca di Botte. La notizia del suo arrivo e la fama dei miracoli che faceva si sparsero celermente e giunsero fino all'orecchio del Papa Bonifacio IV che giaceva ammalato, colpito da cancro. Egli pregò la B. V. e subito riacquistò la salute. Per tale miracolo volle andare con grande seguito al monte di Carseoli per ringraziare la B.V. e consacrarne il tempio. In tale occasione concesse a chi avesse visitato la chiesa nella feste della Madonna 6000 anni di indulgenza, nella festa del Signore e domenica 600 giorni di indulgenza e nei giorni feriali 350 giorni d'indulgenza. 
Fausto, il giudeo e Procopio rimasero fino alla loro morte al servizio della Madonna e della chiesa". 
  
Questa la storia della traslazione della B. V . raccontata in lingua latina nel manoscritto; ma quante inesattezze, quante banalità, quante stranezze, quanta fantasia! Vediamole ad una ad una. 
1) Nel 608 (anno 6° dell'impero di Foca e primo del pontificato di Bonifacio IV) i Saraceni ancora non si erano avventurati nelle conquiste fuori dalla Mecca; quindi non potevano stare intorno alle coste spagnole. Essi conquistarono Siviglia ed invasero la regione Betica solo negli anni 712-713 d.c. ;
2) Per venire dalla Spagna in Italia (a Carseoli) Fausto, anziché solcare il mar Tirreno e sbarcare sulle coste laziali, fece la circumnavigazione di tutto il mediterraneo ed andò a sbarcare nel "reame di Puglia". E meno male che il vento spingeva "a settentrione"! 
3) Fausto fu liberato dalle catene, passò in mezzo alla gente senza essere visto e camminò sul mare senza bagnarsi. Fantasia o miracolo? 
4) Il manoscritto parla sempre di immagine, effigie e simulacro; mai di statua o di scultura. 
5) Per riconsegnare i soldi al giudeo Fausto riempì una cassetta con 1000 ducati e la gettò in mare, pregando la B.V. di fargli da postina. Se i soldi fossero stati di carta forse la cosa sarebbe stata più credibile, ma i ducati erano d'oro ed il peso li portava inesorabilmente ad affondare; 
6) Il giudeo diede a Fausto 1000 ducati nel 608 d.c.. Ma come fece se il ducato fu una moneta che iniziò la sua esistenza nel 1284, quando fu coniata per la prima volta dal Doge Veneziano Giovanni Dandolo ?
7) Sbarcati in Italia gli Spagnoli misero sulla mula l'effigie della Madonna che era di legno, e che quindi pesava molto poco, e loro proseguirono a piedi per valli e per monti;
8) La mula salendo sul monte Serrasecca cadde ed anziché farsi male lei si fece male il sasso, che da allora ancora conserva le impronte delle sue ginocchia! 
9) Giunti in cima al monte, per la grande fatica la mula morì e gli spagnoli no. Eppure è proverbiale la resistenza delle mule! 
10) Serrasecca significa terra asciutta e fredda, come tutto il territorio di Pereto. Invece nel manoscritto viene descritta come una terra brulla, senza erbe né alberi, che all'improvviso si riempi di ogni.... "frutta e verdura";
11) "Serra" è termine spagnolo e non romanico o barbarico, quindi fu coniato molto più tardi del 608 d.c.. Come poteva trovarsi in un antico manoscritto? 
12) Quando l'immagine fu posta al confine tra Rocca e Pereto, cessarono le continue liti tra i due paesi per la delimitazione dei demani. Ma come è possibile una cosa del genere se la montagna fu distribuita ai cittadini solo con l'avvento dei Comuni ed a Pereto e comuni limitrofi nel 1457 dal Re di Napoli Alfonso I ? 
13 ) Nel 608 d.c. Pereto e Rocca di Botte non esistevano ancora come entità politiche e forse nemmeno come insediamenti umani. C'era solamente la città di Carseoli che aveva giurisdizione su tutta la pianura carseolana ed oltre.
14) Nel manoscritto si parla di Carseoli nel reame di Puglia. A parte il fatto che "Puglia" e un termine normanno, Carseoli non appartenne mai a tale reame bensì, dopo l'impero romano e le invasioni barbariche al patrimonio di S. Pietro, poi al ducato di Spoleto ed infine al reame di Napoli;
15) Procopio, dopo essere naufragato in mare, fu ritrovato dal padre proprio sul monte Serrasecca dove, secondo il manoscritto, non c'erano né acqua né frutti per sopravvivere; 
16) Si racconta che la Madonna volle andarsene da Siviglia per non essere profanata dalle mani dei Saraceni, che vi arrivarono più di cento anni dopo! In compenso, però, si stabilì sul monte Serrasecca che, insieme al territorio circostante, duecentocinquanta anni dopo fu dai Saraceni fatto oggetto delle più orribili stragi e distruzioni. Come si suol dire, "cadde dalla padella nella brace";
17) Si dice che il Papa Bonifacio IV quando visitò il santuario avesse concesso molte indulgenze. Ma come è possibile se dalla storia della chiesa e dei Papi si viene a sapere che la prima indulgenza venne concessa nel 1095 dal Papa Urbano II e che le indulgenze di 6000 anni sono state ordinate solamente dopo il 1300 d.c.? 
18) Fausto (ma nel manoscritto si afferma che glielo aveva detto la Madonna) furtivamente rubò l'effigie della B.V. dei Bisognosi dalla chiesa di Siviglia, dove era moltissimo venerata da tutti. I fedeli come l'avranno presa? E le autorità come avranno giudicato un tale atto? 
19) La statua della Madonna era appena giunta in Italia che già la fama dei suoi miracoli si era sparsa dappertutto, persino il Papa Bonifacio IV fu graziato e venne sul monte. Eppure a quell'epoca mancavano i giornali, la radio e la televisione! 
20) Fausto prima della battaglia era ricco, potente, cavaliere e gran barone. A parte il dubbio dell'esistenza di tale ultimo titolo nel 608 d.c., mi chiedo come sia stato possibile che ritornato a casa sia diventato improvvisamente un miserabile straccione. 
21) Fino al XVI secolo la Madonna dei Bisognosi era poco conosciuta; forse la chiesetta era individuata solo col nome di S. Maria. Se veramente Papi, vescovi, ambasciatori, duchi, signori e principesse avevano ricevuto grazie e le avevano fatto visita, questo santuario avrebbe di gran lunga sopravanzato l'importanza di altre chiese e sarebbe stato menzionato nei più diversi documenti;
22) La tradizione parlava di una madonna nera intagliata nel legno di ulivo ed invece si è scoperto che è bianca e che il legno non è ulivo. Appariva scura a causa di una benda marrone che fasciava il suo viso lasciando scoperti solo gli occhi. E qui verrebbe di pensare che forse in tempi più remoti sia stata sostituita con un'altra e portata nella chiesetta di S. Silvestro, da dove, in seguito ad un furto avvenuto intorno al 1980, è partita per chissà quali lidi. 
23) Quando, agli inizi del 1600 venne pubblicizzato per la prima volta il manoscritto, la popolazione di Pereto e di Rocca non diede credito alla storia della traslazione miracolosa dalla Spagna della sacra immagine. Gian Gabriello Maccafani di Pereto, vicario generale lateranense, che tanto si sforzò e fece per dimostrarne la verità e per far credere a tutti che il manoscritto era autentico, così si espresse nel 1780: "...la veggo da bravi autori lasciata nell'oblìo del silenzio, da molti viventi autori di poca voglia ed ignoti avversata, chi beffandola, chi ridendola e chi, infine, negandola. Tutti falsa la chiamano..."
 
I Peretani, quindi, non prestarono fede alle favole, ma continuarono a credere solo a quello che avevano e sentivano nel cuore; e cioè un grande amore ed una grande venerazione per la loro Madre, per la loro protettrice e per la loro benefattrice. Non davano e non danno peso alle forme ed alle apparenze, ai discorsi ed alle dispute, agli interessi privati dei frati e degli atei. Essi hanno la Madonna dei Bisognosi nel cuore perché è stata pregata dai loro avi e perché da lassù li ha sempre protetti, consolati e aiutati.

PERETO Storia Tradizioni, Ambiente, Statuti
 

 
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