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Le mura difensive
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
Tra l'XI ed il XIV secolo, le cinte difensive delle città e dei borghi feudali si presentavano composte da tratti rettilinei di cortina muraria interrotta da torri di varia forma (rettangolare, pentagonale o curva), più alte della cinta e poste a distanze minori della gittata delle armi del tempo (da 40 a 5O metri), in modo da permettere il tiro protettivo contro chiunque avesse tentato di scalare il muro. Su questa struttura di base, apparentemente piuttosto rozza, si innestavano vari elementi difensivi, alcuni dovuti anche all'esperienza delle Crociate. Il perfezionamento dei mezzi di offesa e difesa sia delle grosse macchine d'assedio sia delle armi individuali portò alla costruzione di una serie di aggiunte alle mura per deviare o assorbire l'urto dei proiettili (scarpature) o per rovesciare materiale bollente sull'avversario giunto a ridosso della cinta (piombatoie e caditoie). 
  
Sulle mura, tra le merlature incise dalle feritoie, balestrieri ed arcieri bersagliavano il nemico che si avvicinava protetto da tavolati di legno e gli armigeri respingevano con lunghe forche le scale che venivano appoggiate e tentavano di far precipitare i ponti levatoi lanciati dalle torri d'assedio. Da una parte e dall'altra le macchine scagliavano grosse pietre e materie infiammabili. Sui camminamenti di ronda si accendevano furiosi combattimenti fra armati di spade e mazze. Talvolta l'apertura di una breccia nel muro facilitava la scalata sulle cortine ed abbreviava i tempi dell'attacco. 
  
I materiali adoperati per le costruzioni erano quelli trovati sul posto ed i resti di edifici precedentemente distrutti che venivano uniti da abbondante malta. Quello che contava in queste prime fortificazioni urbane era l'altezza del muro, che doveva impedire la scalata, e non lo spessore dello stesso, in quanto ben di rado le artiglierie nevrobalistiche, quelle che si basavano sulla torsione di corde o di grandi balestre per scagliare grossi proiettili, riuscivano ad operare in zone montuose e rocciose. E' da ritenersi che la prima cinta muraria sia stata costruita verso la fine del XIII secolo, quando venne fondata l'Università di Pereto ad opera di Carlo I D'Angiò, come ipotizzato nel capitalo precedente. Essa racchiuse le abitazioni che erano sorte intorno alla rocca fino a quel momento. La prima cortina univa il mastio con una torre semicircolare, aperta nella zona retrostante. La seconda cortina giungeva ad una seconda torre quadrata. Nella terza cortina si apriva la porta del borgo, a ridosso della terza torre che la proteggeva permettendo ai suoi difensori di colpire gli assalitori di fianco. 
  
La quarta cortina giungeva fino ad una quarta torre posta all'angolo ovest di tutto il complesso, dalla quale partiva l'ultima cortina che raggiungeva la rocca. Queste ultime due cortine grazie alla particolare conformazione del terreno, gia naturalmente forte, non dovettero essere molto alte. Entro la prima cinta muraria, che delineò ulteriormente l'originario nucleo urbanistico di Pereto, si formò una nuova popolazione, una nuova classe sociale, non solo nettamente differenziata da quella preesistente dei sudditi, ma in veloce espansione per il fenomeno dell'inurbamento dei coloni che diventavano liberi proprietari. Agli inizi del XV secolo si avvertì nuovamente l'esigenza di garantire l'incolumità di questi nuovi cittadini e venne eretta, verosimilmente sotto il conte Giacomo Orsini, la seconda cinta muraria. 
 
Questa, con cinque torri e sei cortine, partiva dalla porta Matticca, passava per la porta delle Piaie, per quella di S. Giorgio, per quella di S. Nicola, raggiungeva la torre all'angolo ovest poi, risalendo, si ricongiungeva con la prima cinta muraria. Questa seconda cinta di mura è quella che più ha subìto le trasformazioni del tempo e del terremoto del 1456 e che quindi ha lasciato meno testimonianze. Sono sparite le cortine che dalla torre sulla quale ora poggia il campanile di S. Giorgio raggiungevano in linea orizzontale e retta l'estremo ovest del borgo e quelle che dalla parte della foresta risalivano verso il castello. 
  
Le torri di rinforzo sono state assorbite dalle edificazioni successive e le porte di S. Nicola, S. Giorgio e delle Piagge hanno lasciato completamente il posto alle strade che portano al castello. Sotto gli Orsini il borgo continuo ad ingrandirsi evolvendosi verso il piano e con ogni probabilità con Virginio, cui si devono analoghe opere di fortificazione nella contea, sul finire del secolo XV fu circondato da una terza ed ultima cinta di mura. Questa, proprio per la sua posizione marginale, non venne abbattuta per far posto a nuove costruzioni ed è giunta fino a noi sufficientemente conservata e tale da permettere l'individuazione della sua dislocazione e della sua consistenza. Essa presentava solo due porte, quella sotto la torre di S. Giorgio e quella di Paghetto a sud. 
  
Le tre cinte murarie non avevano camminamenti di ronda in muratura, ma solo delle mensole verso l'interno aventi funzione di sostegno di sovrastanti strutture, di cui si vedono ancora i buchi per l'appoggio, e dei parapetti merlati che ne aumentavano le capacità difensive ed offensive. Dal punto di vista architettonico gli elementi costitutivi del borgo non offrono particolari eccezionalità. In genere si tratta di una successione di abitazioni assai modeste, ad uno o a due piani, l'una attaccata all'altra per meglio sorreggersi e difendersi dalle intemperie, senza alcuna soluzione di continuità e con pochissime fondamenta. Una stanza era sufficiente in genere per una famiglia e tale mancanza di spazio è da mettere in correlazione con la dominante miseria. A ciò si deve aggiungere la mancanza di luce e di aria, in quanto le sole aperture erano la porta d'ingresso, rudimentalmente protetta, e le finestre, che erano piccole quanto più possibile proprio per non far entrare il freddo ed il vento. Tanto più che l'abitazione a quei tempi veniva usata molto meno di ora e prevalentemente come dormitorio ed in presenza di avverse condizioni atmosferiche.
  
Le ore di luce venivano trascorse a lavorare nei campi o a pascolare gli armenti. D'epoca medioevale si riscontrano attualmente solo due latrine, una all'ultimo piano del mastio ed una nella seconda torre. Nel borgo il liquame, invece, si riversava tranquillamente sulle strade che, tra le altre, avevano anche la funzione di convogliare verso il basso le acque e gli scoli. La pioggia sostituiva egregiamente l'attuale scopino. Un problema di vitale importanza fu il rifornimento idrico, per risolvere il quale furono costruite due cisterne: una all'interno del castello e l'altra al di fuori per il borgo sottostante.
 
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