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Conte Orsini
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore

Dopo circa centoventi anni dal loro primo impossessamento di parte delle terre di Tagliacozzo, gli ORSINI, con gli acquisti fatti dalla famiglia De Ponte nel 1373 e all'inizio del quattrocento, divennero feudatari anche di Pereto. Il primo conte, nominato da Giovanna I regina del reame di Napoli, fu RAINALDO, figlio di Orso ORSINI, al quale il 25 luglio 1329 il re Roberto aveva concesso il "castrum" di Tagliacozzo. Con lui il principato dei Marsi assunse la denominazione di contea di Tagliacozzo e tale rimase fino a quando gli Aragonesi non lo elevarono a ducato e non lo elargirono alla famiglia Colonna. Rainaldo resse la contea insieme al fratello Giovanni. 
  
Nel 1380 e nel 1381, a causa di alcune controversie sorte per delle terre poste tra Vicovaro e Saracinesco, i Tivolesi a più riprese gli invasero i possedimenti siti nella valle dell'Aniene e lungo la via Valeria. La fortuna delle armi dei Tivolesi fu dovuta soprattutto all'audacia ed alla diplomazia di Adriano Montaneo, che dapprima si assicurò la neutralità di tutti i castelli del Carseolano e poi affrontò e vinse definitivamente l'Orsini vicino Tagliacozzo. Nel 1382 Rainaldo anziché continuare la lotta preferì cedere parte delle terre e del castello di Saracinesco ai Tivolesi e concludere con essi una pace duratura. Alla sua morte, avvenuta nel 1390, la contea passò nelle mani del nipote GIACOMO, figlio di Giovanni e di Nicoletta di Gentile di Guido Orsini, conte di Sovana. 
  
Egli, come già ricordato in precedenza, con l'acquisto dell'altra metà del castello e del feudo di Pereto fu il primo vero conte del nostro paese, pretese dai cittadini i censi ed il formale atto di fedeltà, promise, in cambio, di dare loro protezione, giustizia e grascia e ordinò subito la costruzione di una seconda cinta di mura. Altezzoso, insofferente ed irascibile, rivolto solo a soddisfare le proprie voglie ed a perseguire i propri interessi, Giacomo ebbe un carattere molto volubile. Servì con lo stesso ardore Ladislao, dal quale ebbe in dono la baronia di Capistrello, Luigi II, dal quale il 25 agosto 1409 ebbe la contea di Alba, e l'altro pretendente al trono Ludovico, e non esitò, quando ne intravide la convenienza, a mettersi con 100 lance al servizio del Papa Alessandro V. 
  
Questi, allora, lo sollevò dall'obbligo di tributare il censo al Re di Napoli Ladislao per la contea di Tagliacozzo, che aveva enucleato dal Regno e posto sotto la giurisdizione della Chiesa. Come compenso dell'investitura, il Papa chiese all'Orsini che ogni anno nel giorno di S. Pietro gli regalasse un cavallo bianco. Il distacco della contea di Tagliacozzo, però, di fatto non venne mai ratificato dal Re angioino Ladislao Durazzo. Solo il pretendente al trono Ludovico II, Re di Sicilia, acconsentì con suo diploma dal 27 agosto 1049; ma ciò non ha alcuna rilevanza. Nel 1414, dopo un ulteriore voltafaccia dell'Orsini, il Re Ladislao indispettito inviò contro di lui Rosso dell'Aquila ma, non essendo questi riuscito ad acciuffarlo, non potè più assaporare la vendetta perché poco dopo morì. La sorella Giovanna II, succedutagli nel trono, non volle riconoscere Giacomo come conte di Tagliacozzo e nominò, il 6 giugno 1415, Giovanni Antonio Orsini. 
  
Questi, però, prese possesso della contea non prima del 1419. In tale anno, infatti, Giacomo venne ricordato dalle cronache per aver delegato Antonio di Bartolomeo di Pereto a pagare la somma di 1500 ducati al vice governatore degli Abruzzi, conte di Carrara, perché recuperasse il castello di Scurcola, espugnato da Braccio da Montone. Dal 1420 al 1442 GIOVANNI ANTONIO ORSINI prese parte alla guerra di possessione, sorta tra Alfonso D'Aragona e Luigi III D'Angiò a causa dell'adozione fatta da Giovanna II, guerreggiando con altri quindici baroni in favore degli angioini Luigi e Renato e scontrandosi spesso con i venturieri Braccio da Montone, Giacomo Caldora e il duca di Suessa. Finita la guerra, Alfonso, desideroso di pace, perdonò a tutti i suoi nemici le offese passate, riconobbe ai baroni le terre che possedevano e con un diploma del 1442 confermò a Giovanni Antonio Orsini la contea di Tagliacozzo. 
  
Il 5 dicembre del 1456 fu il giorno più tragico e disastroso per il nostro paese. Alcune scosse sismiche, durate circa 20 secondi, fecero tremare la terra ed ondeggiare le costruzioni. In pochi attimi le case crollarono, i sassi rotolarono verso il basso e la vita di molti abitanti cessò. A Pereto e Oricola si ebbe la maggior rovina, mentre gli altri centri del Carseolano e della Marsica subirono più o meno danni ed un relativo numero di vittime. L'inviato del Re di Napoli, tale Pagani Francesco, in una sua relazione riferì ad Alfonso I che i morti a Pereto furono 83 su una popolazione di novecento abitanti, ad Oricola 77, negli altri paesi del Carseolano 52 e che solo undici case rimasero in piedi in Pereto ed Oricola. Giunto all'osteria del Cavaliere, il Pagani apprese da un profugo che il suo paese era stato completamente distrutto, che vi erano stati molti morti e feriti e che tutti erano ancora in preda al terrore ed all'angoscia. Chiestogli quale fosse il paese, il giovane rispose: "PERETO".
  
Portatosi in esso, vide rovina e desolazione dappertutto, alcuni che ancora cercavano tra le rovine i loro cari, altri che erano intenti a rinforzare le traballanti baracche costruite con tavole di risulta, altri ancora che erano attorno ai più di 300 feriti, solo in parte ricoverati all'ospedale. 
Le provviste di grano e di patate, i panni e l'indispensabile mobilio erano rimasti sepolti. Il freddo intenso e la neve rendevano tutto più difficile e doloroso. Tutto era successo all'improvviso, ed in un attimo Pereto vide crollare le vestigia del suo passato, i segni monumentali della sua esistenza. 
Solo la torre, seppur lesionata, ed i resti delle mura di cinta rimasero inconsapevoli a difendere macerie e gente inerme. Nei due mesi successivi alla catastrofe morirono altre venti persone e molta gente, non avendo più casa ed averi, preferì andare a cercare fortuna altrove. 
  
Il contado, che alla morte del conte Giovanni Orsini fu tenuto direttamente dalla regia Camera ed affidato allo stesso governatore PAGANI, ottenne molti privilegi ed esenzioni dai pesi fiscali. Ferdinando I, salito al trono di Napoli, sostituì i l Pagani con un "capitaneus", tale Nicola Antonio DE LETO di Aversa, e nel 1461 investì delle due contee di Alba e Tagliacozzo Roberto e Napoleone Orsini. 
  
Tale investitura fu poi, con diploma del 20 marzo 1464, confermata dallo stesso Re ROBERTO, che fissò la sua dimora in Tagliacozzo, indirizzò le sue cure alla rinascita economica e demografica del contado sollecitando e favorendo, all'interno e all'intorno delle mura dei vari borghi, la costruzione di abitazioni, chiese, ospedali, banchi di giustizia, ritrovi pubblici, mercati e piazze. Di tali opere molti resti sono giunti fino a noi. Alla morte di Roberto, che non lasciò figli maschi, la contea riandò nel possesso regio ed a riscuotere le rendite fu preposto tale Grimaldo SPIGOLA. Durante i pochi anni in cui stette sotto il diretto dominio regio (dal 1457 al 1461 e dal 1480 al 1484) Pereto ottenne vari privilegi dai Re Alfonso e Ferdinando in ordine ai pascoli montani, alle acque, alle fiere ed alla riduzione di decime e censi. Con diploma del 20 giugno 1484 il Re diede a VIRGINIO ORSINI ed a suo figlio Giangiordano l'investitura di Tagliacozzo. 
  
Virginio fu molto apprezzato dal Re tanto da meritare la carica di Gran Contestabile del Regno. Egli, da buon soldato ed ottimo stratega, approfittando della relativa quiete bellica di quegli anni, dedicò molto del suo tempo a riparare vecchie fortificazioni ed a costruirne delle nuove nei borghi del suo contado, tra cui forse anche la terza cinta di mura di Pereto intorno alle abitazioni alacremente ricostruite dopo il terremoto. Quando nel 1494 il francese Carlo VIII, che aveva in animo di conquistare il regno di Napoli, scese in Italia, l'Orsini in un primo momento si schierò dalla parte di Alfonso e del Papa, ma poi, con il solito voltafaccia degno solo dei suoi antenati, si mise al servizio del francese. Questo comportamento gli fu fatale in quanto provocò le ire sia del Papa sia del Re, i quali indirizzarono le loro simpatie verso i Colonna. E quando Ferdinando II, in favore del quale aveva abdicato Alfonso II, riconquistò il regno, il feudo di Tagliacozzo fu confiscato definitivamente all'Orsini.

 
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