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L'origine di Pereto
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
Tra i popoli menzionati nel paragrafo precedente ho citato anche i PERRETI. Secondo Plutarco, Dragone di Corfù e Scilace, essi nei tempi storici abitavano la Perrebia, regione della Tessaglia; ma alcune loro tracce furono trovate anche nella Macedonia e nell'Epiro. Un anonimo Cassinese, affermando di averlo letto dalla storia di Diodoro Siculo, così descrive i Perreti che abitavano la pianura "sub lacum fucinum posita": "vivono miseramente su un suolo aspro e sterile, tra le fatiche del lavoro e le molestie di bestie feroci. Essendo il paese montuoso e pieno di alberi, alcuni occupano la giornata a tagliar legna, altri, per coltivare la terra, passano gran tempo a divellere e scansare sassi e macigni che abbondano ovunque. Da tanto lavoro traggono scarsi frutti, cosicché sono costretti a dedicarsi alla cacciagione, abbondante e varia. 
  
Durante le battute di caccia essi percorrono le montagne coperte di neve, attraversano le folte boscaglie, salgono i ripidi pendii e corrono per gli erbosi pianori e così induriscono i loro corpi ed irrobustiscono le loro membra. 
I più deboli, quando scarseggia il cibo, bevono acqua, si nutrono di animali domestici e si empiono la pancia di erba e frutti. Di notte dormono nelle campagne in recinti di sassi o in piccoli tuguri e caverne naturali. Le donne al pari degli uomini prendono parte ai lavori e sono robustissime. Gli uomini sono arditi, di grossa statura e forti non solo in guerra, ma anche nelle altre occasioni della vita. Quando un Perreto si scontra con un Tirreno o un Greco a singolar certame lo abbatte e l'uccide in poco tempo". Tra i più grandi loro governatori si cita Pelasgo: "...Pelasgo io son, re di questa contrada. Tutto il paese, per cui l'Algo passa e lo strimone bagna, inver l'occaso io tengo, ed anco in mio poter comprendo de' Perreti la terra...". Dragone di Corfù afferma che i Perreti furono condotti in Italia da Giano: "vero majora volventem animo in Italiam navigasse et in Monte Romae vicino consedisse, quem suo nomine vocavit janiculum". 
  
Ciò è confermato anche da Plutarco che dichiara Giano di nazionalità greca, venuto dalla Perretia in Italia. Dalla campagna romana la numerosa colonia, spinta dai Latini, fu costretta ad indietreggiare ed a stanziarsi tra i monti, la pianura e gli altopiani del nostro comune, ove pacificamente si fusero con gli scarsi aborigeni. Il loro governatore era allora Perreto e fu proprio lui che diede il nome alla pianura e che fondò alle pendici dell'attuale paese, l'"oppidum" Perreto, munendolo di un recinto fortificato. Ciò aderisce perfettamente a quanto affermato da Platone nel libro IV delle leggi; cioè che gli antichi denominavano una città o dal nume protettore o dalla natura del luogo o dai fiumi vicini o da un eroe suo fondatore. 
  
In poco tempo i Perreti edificarono altri villaggi: uno a nord-ovest della pianura di Perreto, col nome di Carsalix, città dei salici, uno a sud-ovest con la denominazione di Caremptum, su un territorio avuto pacificamente dagli aborigeni (car=città, emptus=comprato) ed alcuni a nord che chiamarono Uppa, Nerse, Varro e Tiora. In ordine all'origine di Pereto, comunque, non mancano altre ipotesi. Lo storico Merola Paolo affermò che esso deriva da piretum, ossia campo coltivato a peri; albero che riteneva avesse abbondantemente germogliato "in loco". 
 
Per Luigi Degli Abbati il termine è una emanazione del semitico Peruth, che significa dirupato, scosceso: ma allora quanti paesi avrebbero avuto lo stesso nome! Per omofonia esso potrebbe derivare da Pirite, bisolfuro di ferro di color giallo con lucentezza metallica, che è rinvenibile nelle nostre montagne (e Pereto in dialetto è chiamato Piritu); oppure da Perinto, città della Tracia dalla quale vennero nell'Italia Centrale i Lidi intorno al 1000 a.c.; oppure da Piritoo, eroe della mitologia greca originario della Tessaglia; o da Reto, figlio di Forco e governatore di Marruvio, città una volta posta intorno al lago Fucino. 
Chi non crede ad una origine così remota potrebbe vagliare l'ipotesi che esso derivi da Pereteo, uomo audace e fortissimo che, con l'aiuto di Rosmunda, uccise il re Alboino; oppure dall'altro Pereteo, duca longobardo, che nel 734 d.c. fu scacciato da Ravenna dal doge di Venezia Orso, dal patriarca di Grado Antonino e dall'esarca Eutichio, e che si rifugio presso il duca di Spoleto.
 
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