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PERETO Storia Tradizioni, Ambiente, Statuti
Testi a cura del dott. Enrico Balla  maggiori info autore
Presentazione
del
Prof. Adriano MORISI 
 
La conoscenza storica diviene maestra di vita allorquando è rivolta alla conoscenza del passato per comprenderne il presente e prevederne il futuro. Ma per conoscere il passato è necessario coltivare la cultura storica in quanto ricerca di significato e di spiegazioni. Il passato parla con i documenti, con i resti, con le tradizioni popolari, ma ha sempre bisogno di una voce che faccia parlare, avvalorare, identificare e spiegare tali documenti. In sostanza deve ricorrere allo storico, cioè a colui che sia in grado di ricordare molti fatti che il tempo aveva cancellato e che sappia rinvenire testimonianze significative per la lettura del passato. Il lavoro dello storico viene a costituire sia la memoria collettiva sia un lavoro di valutazione e di giudizio sulla validità delle fonti e dei documenti di cui si avvale. 
  
Egli dovrà possedere la necessaria serenità e competenza per raffrontare le varie fonti utili alla ricostruzione del passato. Tuttavia tale ricostruzione del passato, come affermava Marc Bloch (Apologia della storia o mestiere di storico, Einaudi 1974) si trasforma e si perfeziona incessantemente; basta la scoperta di un nuovo documento o la rilettura sotto altra prospettiva che apporta nuove informazioni e nuovi dati, per trasformare o avversare le precedenti spiegazioni e tesi acquisite dagli storici. Quando dal lavoro dello studioso in generale ci si avvicina all'approfondimento della storia del luogo in cui si è nati e vissuti, la ricerca dei documenti e delle testimonianze ci investe nel profondo con tutta l'imponenza degli interrogativi. Il Lavoro acquista particolare attenzione proprio perché si è spinti dalla carica dell'entusiasmo che ci consente di superare l'avarizia o la scarsità delle fonti rispetto agli interrogativi e alle lacune che si desiderano colmare. 
 
La conoscenza degli avvenimenti che sono accaduti in luoghi familiari, ci porta ad accostarci alla documentazione che li tratta con la necessaria carica emotiva che ci fa immergere nel passato per rivisitarlo dall'interno e coglierne lo spirito nelle sue espressioni più autentiche. Rivisitare le proprie radici storiche è quasi un ritorno fra vecchi amici, è come la presentazione di un parente sconosciuto, ai quali siamo legati da vincoli d'amicizia e parentela: li salutiamo familiarmente, li chiamiamo per nome e non per cognome, ci accorgiamo che essi ci appartengono e che noi apparteniamo a loro in molte cose. 

Scrivere, parlare o trattare degli accadimenti storici dei luoghi familiari ci riempie di soddisfazione e ci offre la sicurezza di camminare nei luoghi familiari, ben vivi nella memoria con mille dettagli; si scorgono allora le similitudini e le facili correlazioni fra i resti, le abitazioni, le tradizioni e le consuetudini con gli abitanti che le hanno edificate e tramandate: rispecchiano il gusto, lo stile, il carattere delle persone. Troviamo quelle testimonianze che ci parlano, ci raccontano e ci spiegano il perché di certe scelte e di certe esigenze che volta per volta hanno determinato la costruzione di muraglie, di edifici, di rocche o torrioni per la difesa dalle calamità naturali ed artificiali contro le quali essi hanno dovuto lottare. Quei resti che hanno visto momenti della vita personale e familiare, e insieme sono stati teatro di avvenimenti importanti di altre epoche, ci sono più vicini e nasce per essi un sentimento di venerazione che ce li rende più cari, anche se notevole è la distanza fra le attuali esigenze e motivazioni rispetto a quelle del passato. Coloro che osservano tali ruderi senza conoscere la loro storia non potrebbero avere il rispetto se non intervenisse lo storico che si impegna a tenere vive nella memoria le gesta e le motivazioni che ne determinarono l'edificazione. 

Il compito dello storico in generale è un difficile lavoro rivolto a ricomporre i grandi fatti storici nelle dimensioni sociali, politiche, belliche e religiose; egli deve affrontare l'enorme vastità di documentazione intravedendo fra di essi quelli più importanti e significativi che hanno inciso nell'evoluzione globale dell'andamento dei fatti. Compito dello storico locale è invece quello di approfondire dall'alveo dei grandi fatti, quelli che coinvolgono la storia locale estraendone quegli avvenimenti di minore rilevanza, ma di grande intimità per la storia locale. Va riconosciuto tuttavia che le due prospettive sono interdipendenti in molteplici aspetti: la storia generale per le linee di massima, mentre la storia locale fornisce il proprio contributo quale materia prima per la ricomposizione particolare dei grandi fatti. Ambedue sono necessarie e di grande utilità alla ricerca ed alla continua lettura del passato. 

Tuttavia in ogni lavoro o trattazione storica rimangono aperte molte questioni, molti interrogativi e molte lacune che il lavoro non ha colmato, che si affollano alla mente dello studioso e che aspettano ulteriori ricerche per avere risposta. Ogni lavoro però costituisce il punto di arrivo e di partenza per ulteriori approfondimenti. In tale prospettiva si inserisce il lavoro di Enrico Balla che nella storia di Pereto ha saputo immettersi nell'alveo generale evidenziando quei momenti che coinvolgono il paese. Anche egli ha risposto a molti interrogativi e ne susciterà molti altri nei lettori: serviranno a rendere vivi i luoghi di cui si tratta. E' un lavoro che certamente contribuirà a far conoscere ai cittadini di Pereto storie, tradizioni e consuetudini note e ignote. L'autore è riuscito a scuotere dal silenzio quei resti di antiche civiltà e ad avvicinarli ai lettori di oggi perché possano apprezzare e stimare tale patrimonio storico. 

   

Premessa 
di Enrico Balla
 

La ricerca storica è un itinerario intellettuale che, muovendo da emozionalità, interrogativi e bisogni presenti, tende a conoscere il passato. "Non ci può essere alcuna storia del passato così come è effettivamente avvenuta -scrive Karl Popper (la società aperta e i suoi nemici, Roma 1974). Ci possono essere soltanto interpretazioni storiche e nessuna di queste è conclusiva. Ogni generazione ha diritto ad elaborare la propria ". Anzi, io direi non il diritto ma il dovere di farlo, specie quando un tale sforzo non è mai stato fatto prima. Ormai troppa gente vuole sapere come le nostre difficoltà presenti sono connesse con il passato, chi ha fondato o quando è sorto il nostro paese, chi lo ha abitato, quanti abitanti contava, come vivevano gli antenati, chi li governava, a quali leggi obbedivano e come erano organizzati, quali usanze e quali costumi avevano, quali entità floro-faunistiche abbelliscono il territorio del nostro Comune. 

Ed è con l'animo di chi appartiene alla gente di quest'angolo occidentale della Marsica che ho tentato di penetrare la storia inedita di Pereto e di scrivere l'evoluzione sociale e civile dei suoi abitanti. La ricerca ha posto notevoli difficoltà e problemi e si è presentata quanto mai laboriosa per l'estrema scarsezza di notizie edite; ma il desiderio di conoscere, l'amore per un paese e per un ambiente che mi hanno visto bambino e la consapevolezza che ogni storia non nasce dal nulla e senza sacrificio mi hanno spronato e confortato fino al termine. La presentazione delle pagine si avvale di un criterio cronologico nell'intento di ricostruire la realtà viva e vitale cosi come si è svolta nel tempo. Il presente lavoro, però, non ha e non vuole avere la pretesa di sistemare i fatti in modo definitivo e nemmeno la presunzione di voler essere completo; ma costituisce il primo tentativo di sistemazione logica dei documenti e delle testimonianze raccolti. 

Il primo capitolo sulle origini antiche si avvia con la presentazione della posizione geografica, paesaggistica e sociale del paese attuale, per poi fornire le poche notizie paleontologiche e paleoetnologiche relative al territorio. Sulla base di queste conoscenze si rileva la presenza dell'uomo nelle nostre terre già nell'eneolitico e la fondazione del paese in età preromana. Il secondo capitolo, relativo al periodo romano, allarga l'indagine storica a tutto il Carseolano; e ciò per due motivi principali. In primo luogo perché l'originale nucleo di Pereto fu definitivamente distrutto allorché i Romani annientarono gli Equi e fondarono la colonia di Carseoli, ed in secondo luogo per non lasciare un vuoto storico. Carseoli aveva la giurisdizione su tutto il territorio dei paesi di Pereto, Rocca di Botte, Camerata, Oricola, Arsoli, Riofreddo, Vivaro, Vallinfreda, Poggio Cinolfo, Collalto, Carsoli e sue frazioni e del Cicolano, per cui la storia di essa è la storia comune a tutti gli attuali centri abitanti della zona. Il terzo capitolo individua il possesso feudale di Pereto da parte dei gran conti dei Marsi, di cui si fornisce una completa elencazione frutto di un'accurata indagine, e da parte di altri signori, conti e duchi. In esso vengono anche riportati i fatti storici che avvennero dal X al XVIII secolo. 

Di particolare importanza per Pereto il terremoto del 1456 e la peste del 1656. Il quarto capitolo assume particolare importanza non solo per gli argomenti trattati, il castello e le cinte murarie, che individuano lo sviluppo urbanistico nei secoli e la situazione alloggiativa medioevale, ma anche perché traccia un primo profilo religioso ed ecclesiale e soprattutto perché, per la prima volta, si mette in dubbio l'autenticità e la veridicità del manoscritto che racconta la traslazione dell'effigie della Madonna dei Bisognosi dalla Spagna al monte Serrasecca di Pereto. Il quinto capitolo considera il paese sotto il profilo associativo, religioso e civile dal XVIII secolo in poi e mette in evidenza la quasi generalizzata indifferenza verso le idee risorgimentali che culminò nel 1861 con l'uccisione di due guardie nazionali. Il sesto capitolo esamina dal punto di vista demografico il territorio carseolano mettendo in evidenza la maggiore popolazione di Pereto, di cui si riferiscono anche gli usi e costumi e si citano i proverbi. 

Il settimo capitolo costituisce nel complesso una pausa storica e si rivolge all'ambiente naturalistico floro-faunistico. In esso sono descritti gli itinerari escursionistici più interessanti di tutta la zona. L'ottavo capitolo riporta i regolamenti che il Comune si diede dopo la costituzione del Regno d'Italia. Da ultimo una cospicua nota bibliografica che riporta testi ed autori di cui mi sono servito per il presente lavoro. L'iniziativa di questa ricerca mira a soddisfare l'esigenza dei compaesani di scoprire le radici storiche della loro esistenza e della loro personalità. 

Se poi i giovani, tanto forti e tanto alteri, vogliono e sanno trovare nelle esperienze degli antenati uno stimolo per affrontare meglio la vita quotidiana, allora la cultura più viva e le tradizioni più care del luogo natale non sono semplici informazioni su un passato, ma diventano patrimonio del presente ed ali per il futuro. Un popolo senza storia manca di una propria identità culturale e manca anche di stimoli e di carisma. Al contrario un popolo che si riconosce nelle origini e nello sviluppo delle sue radici e che trae insegnamento dalle esperienze e dalle vicende storiche vissute dai suoi antenati, è un popolo vivo, audace, forte, sempre alla ricerca di progresso e civiltà. Se questa pubblicazione potrà servire a spingere verso tale obiettivo il popolo e far amare di più Pereto dai suoi figli, non solo la mia fatica non sarà stata inutile, ma avrà conseguito un riconoscimento superiore ad ogni aspettativa. 
 
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